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Tuesday, January 25, 2011

Parto col folle (Due Date, 2011)di Todd Phillips

POSTATO SU
Se c'è una cosa che Parto con il folle fa (e di cui gli storici del cinema non potranno non tenere conto) è aggiungere un nuovo elemento alla lista di rischi che si corrono nel tenere con sè le ceneri dei propri cari estinti. Oltre a far attenzione a non gettarle contro vento (come insegna il Drugo), a non confonderle con la sabbia della lettiera del gatto (come fa Gaylord Fotter) e via dicendo, ora sappiamo anche che non vanno tenute in un contenitore di caffè, specie in casa di persone che hanno finito il caffè.

Intorno a questo fondamentale elemento cinematografico c'è un film che si fonda sulla classica idea della coppia male assortita in viaggio (poco Accadde Una Notte molto Un biglietto in due). Una tipologia di racconto che fa della deviazione e del detour continuo (in un paese dagli ampi spazi che vanno sempre rappresentati al cinema) la dinamica fondamentale, allontanando continuamente l'obiettivo e frustrando la tensione verso il suo raggiungimento attraverso comiche disavventure.
Una versione più banale e classica di quella dinamica di "raggiungimento" che era alla base del precedente, devastante successo di Todd Phillips: Una notte da leoni. Se lì il viaggio degli immaturi macinava pochi chilometri ma molta memoria e il percorso era più conoscitivo che fisico, qui invece si macinano miglia sull'autostrada e alle gag di scoperta dell'assurdo si sostituiscono quelle di avvenimento dell'assurdo. Vedere invece che immaginare.

Ciò non leva che Parto con il folle sia una variazione sul tema del film precedente, che in un certo senso ne cavalca il successo e come spesso capita lo fa con pochissima verve. Non solo lo scemo comico questa volta interpretato da Zach Galifianakis non è all'altezza dell'Alan che ubriacava alla perdizione i suoi nuovi amici (qui nasconde il fatto di aver rubato un portafogli e così scatena l'Odissea) ma anche la spalla perbene, il violento uomo comune di Robert Downey Jr., non sembra assolutamente in forma.

Tuesday, April 27, 2010

Iron Man 2 (id., 2010)di Jon Favreau

POSTATO SU
Pochi film negli ultimi anni avevano riscosso un successo e un gradimento come Iron Man. Tutti a tutti i livelli sembravano esserne rimasti entusiasti, fan in primis.
L'incontro del cinema di Jon Favreau (quello di Swigners) e della personalità di Robert Downey Jr. con l'inconsueto personaggio di Tony Stark (un eroe senza problemi: miliardario, bello, intelligente, simpatico e supereroe) aveva creato il film d'intrattenimento perfetto, capace di fare sul serio quello che gli altri si propongono solamente: essere avventuroso, essere affascinante, essere divertente e, a tratti, sinceramente sentimentale.

Il seguito conferma tutto il cast (tranne Terrence Howard, opportunamente sostituito con Don Cheadle) e la troupe tranne, ad inspiegabile sorpresa, il comparto degli sceneggiatori. I 4 responsabili del primo film sono stati rimpiazzati da una nuova entrata, Justin Theroux che alle sue spalle ha unicamente la collaborazione alla stesura di Tropic Thunder.
Quello che accade è che a fronte di un'azione ugualmente forsennata e un'idea di film molto simile al precedente, in cui il protagonista ha dei problemi ma è sostanzialmente una figura altamente desiderabile, manca totalmente l'identificazione tra chi guarda e chi realizza. Iron Man 2 non sembra più un film tutto centrato sulla storia che mette in scena quello che gli spettatori ancora non sanno di voler vedere ma un film consapevole dei propri punti di forza, che preme su di essi per ottenere il massimo risultato.
Così Tony Stark è ancora più arrogante e banalmente fascinoso così come la sua ostentazione di denaro e tecnologie è ancora più estrema e futile.

Manca inoltre un'altra componente importante, ovvero l'azione. Nel film ce n'è ben poca e tocca attendere parecchio per la prima sequenza davvero interessante, quella cioè dell'autodromo (uno dei pochi momenti in grado di tenere testa all'originale). Allo stesso modo lo showdown finale è di un semplicismo disarmante, specie rispetto alla maniera arguta in cui nel primo film veniva risolta la medesima situazione (Iron Man combatte contro un cattivo dotato di un'armatura più potente della sua).
Così, se Mickey Rourke è assolutamente all'altezza di Jeff Bridges (e non era facile), nel ruolo dello specchio del Tony Stark inventore (mentre Bridges era lo specchio del Tony imprenditore) e Gwyneth Paltrow sembra ancora una volta aver fatto una delle scelte più azzeccate della sua carriera, il resto della trama intorno a loro procede per inerzia, come capita a molti film d'azione (e di fumetto) che si vedono in giro.

Non è stata mostrata la scena presente dopo i titoli di coda perchè non venga fatto spoiler ma io lo faccio lo stesso. Gente della produzione mi ha confidato essere sostanzialmente il martello di Thor che viene sbattuto a terra. Mo' ve l'ho detto.

Thursday, December 17, 2009

Sherlock Holmes (id., 2009)di Guy Ritchie

POSTATO SU
Il personaggio di Sherlock Holmes sarebbe un eroe d'azione come molti altri o uno dei tanti abili solutori d'omicidi di cui è costellata la letteratura mondiale se non fosse per la fissazione sul metodo deduttivo.
Volendo per un momento accantonare tutta l'importanza della prosa di Arthur Conan Doyle e occupandosi unicamente dello Sherlock Holmes cinematografico, quello che lo rende un personaggio speciale non è certo l'ambientazione, le avventure o la complessità delle trame (siamo dalle parti del resto della produzione di genere) quanto la possibilità di mostrare i suoi micidiali ragionamenti nel loro dispiegarsi. In questo era stato ottimo il sottovalutatissimo Piramide di Paura.

Il grande fascino di Sherlock Holmes è la sua superiorità manifesta che sconfina in arroganza intellettuale. Posto all'altro estremo di Colombo, Holmes è palesemente migliore degli altri e lo dimostra in ogni cosa che fa, interessante in questo senso che sia stato scelto per interpretarlo proprio Robert Downey Jr., tornato al successo cinematografico con un altro personaggio affascinante perchè invidiabile ovvero il Tony Stark di Iron Man.

Il segreto di un film su Sherlock Holmes quindi è riuscire ad incastrare nel racconto giallo, cioè il racconto del disvelamento di un omicida o comunque delle trame ordite da un colpevole, il racconto dei percorsi mentali dell'ispettore. Contrariamente al solito il lettore/spettatore non si diverte a tentare di indovinare il colpevole, perchè la risoluzione è impossibile per tutti tranne che per Holmes, ma si diverte a vedere l'abilità del protagonista.
Tutto questo per dire che Guy Ritchie comprende e cavalca questa componente, ritraendo uno Sherlock Holmes si pieno di tormenti ma anche disumano per quanto è straordinario, allargando la fenomenale abilità deduttiva del detective anche ad altri ambiti come quello delle risse, nelle quali Holmes deduce i punti deboli degli avversari calcola le mosse e poi le esegue perfettamente.

Sherlock Holmes è un film lontano dai caratteristici intrecci forsennati che fino ad oggi rendevano unici i film di Ritchie ma che in un certo senso proprio nel suo specifico, cioè nel mostrare i ragionamenti deduttivi o le abili mosse, recupera il montaggio personale del regista che è la cifra del suo sotrytelling. Esattamente là dove serve.
Il risultato finale è un film divertente, rapido e fascinoso ma non esaltante. Un'opera molto poggiata sul carisma del protagonista e che si diverte a sondare la perfezione dei ragionamenti, riservandosi il piacere di lasciar intuire la debolezza di fronte all'altro sesso e il legame abbastanza ambiguo con Watson.

Fuori da tutti i discorsi poi ci sarebbe da dire che questo Holmes sembra Lupin III. E' infallibile, arrogante, spiritoso e divertente. E' in grado di mettere nel sacco tutti tranne la ragazza per cui è invaghito e che fa un mestiere quasi opposto/concorrente al suo, lei si fa aiutare da lui e all'ultimo cerca di fregarlo, è la sua femme fatale desiderabile e astuta che lo strega a modo suo e lo utilizza.
A voler esagerare, dati i toni esoterici della trama, mi viene da pensare ad un episodio specifico di Lupin (giacca verde, quindi miyazakiano) in cui smaschera uno che si fingeva dotato di poteri.

Tuesday, September 16, 2008

Tropic Thunder (id., 2008)di Ben Stiller

POSTATO SU
Difficile pensare ad un altro film dopo Zoolander, uno dei più grandi cult dell'era moderna. Film comico che è diventato punto di riferimento per un'infinità di persone fino anche a (e sono informazioni di prima mano) gente come Terrence Malick.
Ci sono voluti 7 anni per replicare a quel film che fu un insuccesso al box office ma un clamoroso boom in DVD. Eppure Tropic Thunder, pur non potendo aspirare al mito, non delude.

Ben Stiller è sicuramente uno dei più grandi talenti comici della sua generazione e con questo intendo che ad oggi in America è tra i più raffinati corpi comici che esistano, uno dei più personali ed innovativi.
Tropic Thunder, sceneggiato anche da Etan Cohen, è un rarissimo esempio di film comico (e non commedia) scritto bene, raccontato bene e dotato di una trama che fila e di riferimenti molti precisi e raffinati. Non parlo certo delle mille citazioni (che invero un po' hanno stufato) principalmente da Apocalypse Now!, Platoon, Predator e Full Metal Jacket (ma c'è di tutto dentro), quanto del fatto che in molti momenti Tropic Thunder sappia fare dei discorsi interessanti sull'industria del cinema (il discorso sull'esigenza di interpretare malati mentali parziali e anche tutto il circuito di film brutti che finiscono in oriente in VHS) in maniere poco convenzionali.

Al di là di tutti questi indubbi meriti che rendono Tropic Thunder innanzitutto un film altamente godibile (cioè che non cede dopo la prima parte come quasi tutti i film comici), c'è poi l'ordinaria straordinaria comicità stilleriana, che ancora una volta ruota attorno allo stupido che ce la fa (come suggerisce di fare il personaggio di Robert Downey Jr.) e riesce a stupire per ritmo e raffinatezza formale. Ci sono gag, fondate sul politicamente scorretto come impone la sua scuola (violenze ad animali e bambini) e gag sessualmente esplicite ma stavolta anche un po' gore e poi ci sono i giochi di parole e l'umorismo di situazione. Il tutto sorretto da un regia illuminata e mai scontata.

Molte delle gag se decontestualizzate non farebbero ridere, potrebbero essere pezzi di film seri ma è il mood che Stiller è capace di creare a rendere tutto anarchicamente esilarante. Ne è prova il trailer di Satan's Alley contenuto nel film, assolutamente serio e per questo esilarante.

Thursday, April 24, 2008

Iron Man (id., 2008)di Jon Favreau


Lo dico subito: ho lavorato per il blog di Iron Man, iniziativa non ufficiale paradistributiva incentrata sul film di Jon Favreau.
Lo dico subito perchè non mi si venga a rompere le scatole con il mio coinvolgimento con la promozione o le attività legate alla promozione del film. Potete anche smettere subito di leggere.

Non posso negare che mi dispiace che ci sia un ombra di coinvolgimento nell'uscita proprio per un film che mi è piaciuto così tanto. Iron Man infatti contro ogni sospetto si piazza ai massimi vertici delle riduzioni filmiche di fumetti. Anche davanti al mio adorato Hulk di Ang Lee.
Favreau (regista di non troppa esperienza) rinuncia ad ogni possibile autorialismo e gira un film dal ritmo invidiabile, dall'asciuttezza e dalla ragionevolezza rari. E' un vero pezzo di ottimo mestiere Iron Man, dotato com'è di tutte le solite caratteristiche del suo genere, ma incastrate a dovere come farebbe un ottimo orologiaio.
Ancora più in là di questo Robert Downey Jr. dona una credibilità a tutta la parte più ironica del film che non si crederebbe (o meglio non si crederebbe per il film non per lui che sappiamo essere dotato).

Incredibilmente Iron Man, pur non discostandosi di fatto dalle altre realizzazioni del genere, riesce nell'operazione tipica dei fumetti classici migliori e cioè non trasformare l'eroe rendendolo più realistico, ma rendere accettabile e credibile un uomo in un'armatura robotica, rendere credibile cadute sovrumane che non hanno conseguenze, rendere credibili storie d'amore scontatissime e meccanismi narrativi già visti milioni di volte.
E' il classico lavoro ben fatto con qualcosa in più, con un tono ironico e alle volte grottesco di chi non si prende troppo sul serio che rende Iron Man intrattenimento vero, fatto davvero bene. Intrattenimento nel senso che si ride, che ci si appassiona, che si rimane avvinti e che ci si stupisce. Giuro ci si stupisce davvero in almeno un paio di occasioni!

Me l'ero dimenticato cos'era il buon cinema d'intrattenimento. La buona americanata.