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Tuesday, January 25, 2011

Parto col folle (Due Date, 2011)di Todd Phillips

POSTATO SU
Se c'è una cosa che Parto con il folle fa (e di cui gli storici del cinema non potranno non tenere conto) è aggiungere un nuovo elemento alla lista di rischi che si corrono nel tenere con sè le ceneri dei propri cari estinti. Oltre a far attenzione a non gettarle contro vento (come insegna il Drugo), a non confonderle con la sabbia della lettiera del gatto (come fa Gaylord Fotter) e via dicendo, ora sappiamo anche che non vanno tenute in un contenitore di caffè, specie in casa di persone che hanno finito il caffè.

Intorno a questo fondamentale elemento cinematografico c'è un film che si fonda sulla classica idea della coppia male assortita in viaggio (poco Accadde Una Notte molto Un biglietto in due). Una tipologia di racconto che fa della deviazione e del detour continuo (in un paese dagli ampi spazi che vanno sempre rappresentati al cinema) la dinamica fondamentale, allontanando continuamente l'obiettivo e frustrando la tensione verso il suo raggiungimento attraverso comiche disavventure.
Una versione più banale e classica di quella dinamica di "raggiungimento" che era alla base del precedente, devastante successo di Todd Phillips: Una notte da leoni. Se lì il viaggio degli immaturi macinava pochi chilometri ma molta memoria e il percorso era più conoscitivo che fisico, qui invece si macinano miglia sull'autostrada e alle gag di scoperta dell'assurdo si sostituiscono quelle di avvenimento dell'assurdo. Vedere invece che immaginare.

Ciò non leva che Parto con il folle sia una variazione sul tema del film precedente, che in un certo senso ne cavalca il successo e come spesso capita lo fa con pochissima verve. Non solo lo scemo comico questa volta interpretato da Zach Galifianakis non è all'altezza dell'Alan che ubriacava alla perdizione i suoi nuovi amici (qui nasconde il fatto di aver rubato un portafogli e così scatena l'Odissea) ma anche la spalla perbene, il violento uomo comune di Robert Downey Jr., non sembra assolutamente in forma.

Saturday, November 13, 2010

Due Cuori E Una Provetta (The Switch, 2010)di Josh Gordon e Will Speck

Storia tipica quella di Due Cuori e una Provetta. Lui e lei sono a New York, sono amici, lei desidera avere un figlio e non trovando un'anima gemella opta per l'inseminazione artificiale. Al party "preinseminazione" lui si ubriaca e droga talmente tanto che, andato in bagno a rimettere, trova il seme del donatore, per errore lo versa e lo sostituisce con il suo perchè nessuno se ne accorga. Naturalmente lo fa in uno stato di totale incoscienza, tanto che il giorno dopo non ricorda più nulla. Sette anni dopo lui, lei e il nuovo nato si incontrano nuovamente e il film prende quota, a voi intuire sviluppi e finale.

Nonostante una trama prevedibilissima e la presenza ben poco rassicurante di Jennifer Aniston (anche se devo ammettere di essere un insospettabile fan di Io & Marley), Due Cuori e una Provetta dimostra dopo poco di valere più di quel che si dice sul suo conto.
Scritto con una vena decisamente più felice della media e centrato su un'idea di umanità alto borghese come al solito ma più "umana" di quanto non ci si aspetti, il film riesce nell'impresa di raccontare la parabola a lieto fine con una credibilità e un divertimento rari.
A questo si aggiungano alcune partecipazioni inattese come Jeff Goldblum (ma quant'era che non faceva un film? E perchè ne fa così pochi? E quanto ci manca?? Tanto) e Juliette Lewis, anche nota come la rubascena (impossibile ricordarsi cosa faccia Jennifer Aniston nelle scene in cui c'è lei, tanto è in grado di calamitare attenzione).

Con un gusto non indifferente per la messa in scena della sottile capacità di autoanalisi e di introspezione di una certa categoria umana, Due cuori e una provetta corre l'unico di risultare sbilanciato unicamente da una parte. Contro chi appare e a favore di chi, decidendo però autonomamente chi appartenga a queste categorie. Non aiuta il fatto che si sia scelto Jason Bateman, bravo ma ormai espressione cinematografica dell'uomo medio cinematografico, cioè del tipico fruitore di cinema (altospendente, altoguadagnante, alta istruzione e propensione alla fruizione di prodotti culturali).