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Tuesday, September 21, 2010

Inception (id., 2010)di Christopher Nolan

POSTATO SU
Se c'è una cosa che già sappiamo e abbiamo letto in lungo e in largo di Inception è che è intricato e fico. E lo è davvero.
Ma quello che meno spesso si fa notare e che mi ha stupito è quanto sia anche ben raccontato. Nonostante dei dialoghi che in alcuni momenti scivolano nel ridicolo, Inception riesce nell'impresa impossibile di distendere una trama molto intricata e molto difficile da spiegare con una semplicità e una chiarezza che hanno dell'impressionante. La maniera in cui Nolan organizza un racconto che si svolge su diversi piani (per chi non lo sapesse si racconta di persone che entrano nei sogni e una volta nei sogni entrano di nuovo in altri sogni e poi ancora più a fondo fino a perdere la cognizione di cosa sia reale) non è inedita ma calibrata e perfetta davvero.

Inception è una delle maggiori dimostrazioni di forza muscolare mai viste da un regista, che entrare nella testa degli spettatori per guidarli nel percorso interpretativo come i suoi protagonisti entrano nei sogni. L'aiuto, va detto, viene anche da quanto si appoggi alla struttura tipica dei videogiochi (livelli con ambientazioni diverse, un paesaggio di nemici ostili da cui difendersi, la morte che porta al livello precedente e gli obiettivi da conquistare), in piùp pare che il sogno sulle montagne sia identico a Modern Warfare 4.

Certo il film non è perfetto nè è il capolavoro ultimo della storia del cinema (personalmente gli preferisco Il Cavaliere Oscuro) ma una bomba all'americana delle meglio concepite, che non spiega tutto ma lascia il giusto spazio per il lavoro dello spettatore, fidandosene. Tutto seguendo e portando avanti quella che è la grande ossessione di Nolan, ovvero la paura dell'impossibilità di conoscere e comprendere davvero la realtà.
Il continuo reset di Memento, lo stordimento di Insomnia e gli inganni perfetti e impossibili di The Prestige sono tutte diverse manifestazione del tema portante di Inception, lo spaesamento di fronte ad una realtà alla quale non si può credere ciecamente. Con il suo finale aperto Inception si presenta come un'altra incursione nelle paure di chi ha esigenza di andare oltre la realtà fenomenica e non ci riesce come si trovasse in un lungo incubo.

Certo va anche detto che Nolan ha la maestria e l'incredibile rigore di Spielberg ma decisamente non il suo cuore, il suo cinema somiglia di più alle lucide e algide incursioni di Kubrick nell'animo umano, senza averne però il potere immaginifico e visionario ed Inception ne dimostra il titanismo, la forza e contemporaneamente gli attuali limiti.
Tracciando una linea fantascientifica e distopica, Nolan azzecca tutto tranne il mood, mai realmente disperato, mai sufficientemente sentimentale. Se tutto è credibile al massimo, il fallo si presenta però invariabilmente quando si devono coinvolgere i sentimenti.

Wednesday, September 8, 2010

The Town (.id, 2010)di Ben Affleck

POSTATO SU
FUORI CONCORSO
MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA 2010

Io che sono pieno di pregiudizi e che non avevo creduto che Ben Affleck fosse sul serio responsabile dello script di Will Hunting (mi ero figurato una complicata storia di favori incrociati con Gus Van Sant che gli aveva fruttato il nome sui credits), sono rimasto a bocca aperta davanti a Gone baby gone, uno dei più curiosi, anticonvenzionali e convincenti polizieschi degli ultimi anni. Ora con The Town si conferma che non solo Affleck non è cretino (l'ho anche visto in conferenza stampa e non riesco a farmene una ragione!) ma che ora è la partecipazione di Matt Damon a quella sceneggiatura ad essere oggetto delle mie elucubrazioni.

Ad ogni modo The Town non è così anticonvenzionale e così complesso dal punto di vista dei personaggi come il film precedente, anzi, il soggetto (che comunque viene da un libro anche se pesantemente riadattato) è molto convenzionale, un poliziesco ancora ambientato a Boston che sfocia nella classica dinamica "stretto tra due fuochi, tutti mi vogliono morto, devo scappare".
Quello che Ben Affleck fa è applicare il miglior filtro hollywoodiano, quello cioè che consente il racconto di genere con una lente personale. Quello classico del cinema dei mestieranti adattato alla modernità. In pratica il filtro-Eastwood.

Ne esce quindi un'opera girata con il rigore morale e la rigidità registica che guardano a Mystic River ma con una poetica della fuga che ormai sembra la cifra del cinema di Affleck.
Come in Eastwood inoltre in The Town non c'è una pallottola fuori posto. Ne volano tante ma ogni volta viene spontaneo chiedersi che cosa implicherà e che conseguenze avrà.
L'unica nota stonata è il finale che Affleck ha cambiato rispetto al libro.

Friday, July 16, 2010

Solomon Kane (id., 2010) di Michael J. Basset

POSTATO SU
Era con un minimo di aspettativa che ho approcciato Solomon Kane, trasposizione filmica dei romanzi degli anni '20 e '30, ma fin da subito è stato chiaro che non ci sarebbe stata soddisfazione. Nemmeno per gli amanti del genere, nemmeno per chi ha poche aspettative, nemmeno per una visione disimpegnata e ironica.
Questo perchè Solomon Kane si prende davvero sul serio mancando totalmente il punto della questione.

Prescindendo da quali possano essere le origini letterarie, la trasposizione filmica, per come si è scelto di comunicare il film e di realizzarlo, vuole porsi a metà strada tra il fantasy-gotico-religioso in stile Van Helsing e la riflessione sul ruolo e il destino dell'uomo nelle dinamiche di bene e male.
Solomon Kane però è privo di personalità, non ha un suo immaginario visivo potente e convincente, sembra la riproposizione degli stereotipi e di quanto di tipico si faccia in materia. Addirittura il protagonista ha una forte somiglianza con lo Hugh Jackman di Van Helsing. E poi ancora i ralenti, ancora le inquadrature a filo di piombo, le panoramiche in CGI, senza nemmeno avere il coraggio di mostrare l'efferata morte di un minorenne per timore di non ottenere il visto censura...
Senza contare che qualche infausta scelta tematica fa convergere tutto verso un simbolismo cristiano insistente e abbastanza normalizzante per un film su un ribelle che lotta contro il male a spadate.

Inoltre la diatriba bene/male e la lotta di un uomo per la salvezza della propria anima attraverso il (teoricamente) complesso rapporto istinto/volontà/azione, è sottolineato con un'insistenza spropositata rispetto a quanto poi effettivamente accada. Molte le scene in cui si parla di come Solomon Kane voglia cambiare vita, di come intenda comportarsi diversamente e via dicendo, senza però che ci sia evoluzione in questo pensiero, dunque si dicono sempre le stesse cose fino allo sfinimento.

Ma andando davvero al cuore della questione, quello che senza eccessive pretese si chiedeva ad un film simile per raggiungere il livello minimo di soddisfazione era di fare della buona azione, di creare uno scenario fantastico plausibile e un po' intrigante e magari di dare vita a personaggi che se non altro avessero delle caratteristiche forti, che sappiano a loro modo essere "mitici". Invece niente. Un branco di idioti che si picchiano e dicono frasi banali: "Solomon Kane pensaci tu!".

Wednesday, April 14, 2010

Scontro Tra Titani (Clash Of The Titans, 2010)di Louis Leterrier

POSTATO SU
Un film come questo, che ha come obiettivo ultimo di far scontrare cose grandi e/o persone grosse l'uno contro l'altro, possibilmente attingendo ad un universo tra il fantastico e il mitologico senza star a badare troppo ad una coerenza storico-filologica ma cercando l'effetto sensazionale, può crollare solo in una maniera: se ha ambizioni più alte di quello che è.

Che poi ci sarebbe anche da divertirsi a vedere Perseo che in barba ad ogni forma di tradizione per sonfiggere un Kraken che sta per essere liberato su Argo va in cerca della Medusa, se non fosse che poi il film ha l'arroganza di porsi da solo su un piedistallo.
Scontro tra titani è il remake di un film altrettanto fracassone e cretino del 1981, che però si avvaleva dell'apporto di Ray Harryhausen, grandissimo genio degli effetti speciali in stop motion, che per l'occasione aveva concepito, realizzato e animato tutte le creature in plastilina trovando di volta in volta espedienti anche curiosi per fondere finto e vero. Una baracconata un po' kitsch ma dall'immaginario originale e di gusto.

Tutto questo a Scontro tra titani di oggi manca. Manca la capacità di generare immagini originali: gli scorpioni sembrano quelli di Transformers, la Medusa è quella di Harryhausen e si muove (e viene sconfitta) come in God of War e il Kraken sembra la creatura di Cloverfield. Manca la capacità di essere affascinante, centrato com'è sull'etica del rinnegato e sul rifiuto della sottomisione agli dei che alla fine viene però confermata; Perseo non vuole essere semidio ma alla fine fa pace con Zeus senza spiegare perchè, Zeus (cioè Liam Neeson) non ha nessun carisma ed è ridicolo quando si impegna a pronunciare la frase cult "Release the Kraken!", e c'è una bonazza palestratissima al seguito del plotone degli uomini che è ottima per le inqudrature da mezzo secondo in cui sospira per la tensione. Infine manca anche la ragionevolezza di comprendere il proprio posto nel mondo e il proprio lavoro.

Nel primo film infatti c'era un gufo meccanico che aiutava il protagonista fungendo da contraltare comico, una cosa abbastanza ridicola anche per l'epoca. In questo nuovo scontro ad un certo punto, prendendo le armi per la spedizione, i soldati si imbattono proprio in quel gufo lì e uno di loro con fare ironicamente metacinematografico dice: "Lascialo lì che è meglio".
Peccato però che poi il film impieghi non una ma ben due figure macchietta dotate del compito di alleggerire certi passaggi (i due soldati mercenari) andando ben oltre la stupidità di quel gufo.

Sorvolo sul 3D finto. Talmente è sottoutilizzato e posticcio che potete anche non indossare occhialini e cambia poco.