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Monday, January 17, 2011

Tamara Drew - Tradimenti all'inglese (Tamara Drew, 2010)di Stephen Frears

Basterebbe dire che Stephen Frears, regista tra i più lucidi, interessanti e piacevoli degli ultimi 20 anni, solitamente bravissimo a trovare e scegliere ottimi copioni da riportare in immagini con rara abilità, da un paio di film a questa parte ha scelto meno bene del solito.
Tamara Drew (tradimenti all'inglese????) è tratto da una graphic novel e sebbene presenti una storia ad intrecci in uno scenario confinato (una villa/ritiro spirituale per scrittori immersa nella campagna), come si conviene alle migliori commedie inglesi, finisce per essere un buon filmetto e nulla più.

Nonostante infatti alcuni momenti divertenti e alcune idee di regia che riescono a infondere vita a parti di sceneggiatura non fenomenali, lo stesso il film è poco più di una commedia garbata, che forse solo nel ritratto sincero delle due adolescenti ha un punto di verità.
Il resto è materia da albo della commedia classica: coppie in crisi, mariti infedeli, aspiranti scrittori, giovani ribelli e rudi gentiluomini di campagna. Tutto secondo le regole prefissate, tutto senza guizzi ma con l'ordinaria abilità di chi fa film (per il cinema o per la televisione) dalla fine degli anni '60.

Dopo una prima fase della propria carriera in cui sembrava fare dello sgarro la regola e una seconda da mestierante d'eccezione, al servizio di produzioni importanti, ora Frears sembra incapace di trovare stimoli sinceri in prodotti di mezza via, nè incazzati, nè importanti.
Una sorta di terza via truffautiana, che non trova però il miscuglio tra raffinata leggerezza e tocco personale che erano del regista francese.
Dove sia la mano personale di Frears in questa commediola ben diretta è difficile a dirsi.

Monday, May 31, 2010

Prince Of Persia: Le sabbie del tempo (Prince Of Persia: Sands Of Time, 2010)di Mike Newell

Le cose interessanti di Prince Of Persia dovevano essere due: il tentativo di dare vita ad una nuova serie d'avventura dopo il successo inaspettato di I Pirati Dei Caraibi e il rapporto con il videogioco originale a livello di messa in scena. Mi aspettavo molto dal primo elemento e molto poco dal secondo ma a sorpresa è stato il contrario.

Come film d'avventura infatti Prince Of Persia è una grande delusione. Mike Newell fa un buco nell'acqua non solo a livello pratico ma anche a livello teorico. Il montaggio è il peggiore mai visto, a lavorarci sono in tre (di cui uno il montatore di fiducia di Gilliam e un altro quello di Spielberg) eppure il film è un tripudio di stacchi errati, personaggi in posizioni diverse, scene d'azione incomprensibili, accostamenti forzati e transizioni tra sequenze che sembrano lo showreel di film diversi. Prince Of Persia, a fronte di una trama banale come si conviene, è dunque anche raccontato malissimo.

E non va di certo meglio se si considera l'idea di cinema avventuroso che è sottesa! Girato per larga parte in interni con una luce pessima che mette in risalto in ogni momento come tutto sia finto e basato su continui aiuti in computer grafica per le sequenze d'azione, il film suona fasullo ad ogni momento e dimentica che l'essenza del genere avventuroso è la prestazione, ovvero il movimento reale di corpi reali in ambienti reali (o verosimilmente tali), il fatto che quelle azioni vengano (in larga parte) realizzate sul serio e che lo scenario sia ampiamente credibile. Creare esotismo con un'illuminazione da teatro di posa è impensabile. Vedere alla voce Il Vento e Il Leone.
Non a caso l'unico momento in cui il tutto sembra decollare è quando i protagonisti affrontano il deserto il quale, vero o falso che sia, è altamente plausibile, vasto e, da solo, foriero di promesse avventurose. Finalmente.

Più interessante invece il legame con il mondo videoludico. Sebbene non ci sia quasi nulla dei videogiochi della saga omonima (tranne alcuni dettagli verso la fine), la produzione ha optato per la scelta vincente di ricalcare moltissime idee di regia e soluzioni visive dei videogiochi moderni, in particolare Assassin's Creed, dal quale senza vergogna il film riprende i movimenti del protagonista e alcune immagini vincenti (clamoroso il cappuccio per mischiarsi alla folla).
Il videogioco ha un modo tutto particolare di guardare alla realtà che rappresenta, lontano dall'animazione e parallelo al cinema dal vero. Che i film comincino ad incorporare quelle idee tentando di renderle adatte al medium è una tendenza che dà vita ad una ricchezza espositiva che colpisce anche in un film povero come Prince Of Persia.

Wednesday, April 14, 2010

Scontro Tra Titani (Clash Of The Titans, 2010)di Louis Leterrier

POSTATO SU
Un film come questo, che ha come obiettivo ultimo di far scontrare cose grandi e/o persone grosse l'uno contro l'altro, possibilmente attingendo ad un universo tra il fantastico e il mitologico senza star a badare troppo ad una coerenza storico-filologica ma cercando l'effetto sensazionale, può crollare solo in una maniera: se ha ambizioni più alte di quello che è.

Che poi ci sarebbe anche da divertirsi a vedere Perseo che in barba ad ogni forma di tradizione per sonfiggere un Kraken che sta per essere liberato su Argo va in cerca della Medusa, se non fosse che poi il film ha l'arroganza di porsi da solo su un piedistallo.
Scontro tra titani è il remake di un film altrettanto fracassone e cretino del 1981, che però si avvaleva dell'apporto di Ray Harryhausen, grandissimo genio degli effetti speciali in stop motion, che per l'occasione aveva concepito, realizzato e animato tutte le creature in plastilina trovando di volta in volta espedienti anche curiosi per fondere finto e vero. Una baracconata un po' kitsch ma dall'immaginario originale e di gusto.

Tutto questo a Scontro tra titani di oggi manca. Manca la capacità di generare immagini originali: gli scorpioni sembrano quelli di Transformers, la Medusa è quella di Harryhausen e si muove (e viene sconfitta) come in God of War e il Kraken sembra la creatura di Cloverfield. Manca la capacità di essere affascinante, centrato com'è sull'etica del rinnegato e sul rifiuto della sottomisione agli dei che alla fine viene però confermata; Perseo non vuole essere semidio ma alla fine fa pace con Zeus senza spiegare perchè, Zeus (cioè Liam Neeson) non ha nessun carisma ed è ridicolo quando si impegna a pronunciare la frase cult "Release the Kraken!", e c'è una bonazza palestratissima al seguito del plotone degli uomini che è ottima per le inqudrature da mezzo secondo in cui sospira per la tensione. Infine manca anche la ragionevolezza di comprendere il proprio posto nel mondo e il proprio lavoro.

Nel primo film infatti c'era un gufo meccanico che aiutava il protagonista fungendo da contraltare comico, una cosa abbastanza ridicola anche per l'epoca. In questo nuovo scontro ad un certo punto, prendendo le armi per la spedizione, i soldati si imbattono proprio in quel gufo lì e uno di loro con fare ironicamente metacinematografico dice: "Lascialo lì che è meglio".
Peccato però che poi il film impieghi non una ma ben due figure macchietta dotate del compito di alleggerire certi passaggi (i due soldati mercenari) andando ben oltre la stupidità di quel gufo.

Sorvolo sul 3D finto. Talmente è sottoutilizzato e posticcio che potete anche non indossare occhialini e cambia poco.