.:[Double Click To][Close]:.
Get Paid To Promote, Get Paid To Popup, Get Paid Display Banner




Showing posts with label gus van sant. Show all posts
Showing posts with label gus van sant. Show all posts

Thursday, January 22, 2009

Milk (id., 2009)di Gus Van Sant

POSTATO SU
A me Milk non è piaciuto. In giro ha raccolto recensioni molto positive quasi da tutti ma sinceramente non mi ha convinto per nulla.
Nel raccontare la storia vera di Harvey Milk, primo omosessuale dichiarato a ricoprire una carica politica negli Stati Uniti d'America, Gus Van Sant si lascia andare a tutto il possibile lato oscuro della regia.

Fazioso e tendente all'apologia senza riserve Milk punta moltissimo sulla larga condivisione e partecipazione nella storia che la maggior parte (se non totalità) del pubblico condivide. Il racconto è di quelli che si fondano sulla dinamica di liberazione e conquista di diritti civili (un classico hollywoodiano) e purtroppo lo fa non lesinando in retorica all'americana. Quelle cose che Gus Van Sant aveva sempre evitato conquistandosi la stima di tutti.
Milk è senza macchia e il suo rivale è peggio dell'assassino di Lincoln.

Gus Van Sant ci aveva abituato a ritratti più complessi e pieni di idee. Anche accantonando gli ultimi film stilisticamente stupendi e molto più "difficili", pure le opere precedenti erano solo fintamente tradizionali.
Will Hunting aveva moltissimo da dire in più rispetto alle dinamiche di nuova paternità e maestro/allievo che metteva in campo e allo stesso modo (pur se un po' meno) anche Scoprendo Forrester.

Milk invece dà al pubblico ciò che vuole, gli presta il fianco, mette in scena un'interpretazione mimetica dando grande libertà a Sean Penn (una cosa che piace sempre e per la quale tutti possono sentirsi in diritto di dire "Che grande prestazione!") ma senza profondere complessità in quel personaggio, alla fine ne fà un'imitazione. Anche per questo ho trovato molto più interessante e bravo Josh Brolin, che mi sorprende ogni film.

E piccole microsequenze magistrali come quella del discorso da fare con una minaccia di morte pendente sulla testa sono solo piccoli contentini.
Alla fine Milk, dato l'apprezzamento condiviso, si avvia ad essere il classico film ordinario da elevare a straordinario dando a Van Sant tutto ciò che si è meritato in passato.
In fondo un po' tutti i grandi registi ce l'hanno avuto un film così.

Monday, December 8, 2008

Drugstore Cowboy (id., 1989)di Gus Van Sant

Se esiste un cinema della droga, cioè un cinema che incentra il racconto di una storia attorno ad una dipendenza che solitamente è quella della droga (ma che può essere anche da medicinali o da violenza, adrenalina ecc. ecc. come tutto il cinema di Kathryn Bigelow), allora Drugstore Cowboy si pone come uno degli esperimenti più di confine. Sobrio, quando tutti gli altri film del genere trionfano di sovrimpressioni ed eccessi, e molto poco caricato anche riguardo i fatti che racconta.

Ma non solo è sobrio in assoluto lo è soprattutto per essere un film di Gus Van Sant. Perchè ciò che sembra davvero interessare al regista è mantenere è quello che promette nel titolo, ovvero dare un punto di vista da western sul mondo delle droghe.
Ambientato in una curiosa contemporaneità (erano gli anni '80) che sembra gli anni '50 (e la presenza di William Burroughs in questo senso è emblematica) il film procede con un'invisibilità rara per Gus Van Sant che, tranne qualche sovraimpressione, lascia davvero scorrere la storia scegliendo come chiave di lettura il continuo contrappunto della fuga e della caccia.

Il rapporto tra il capo della banda di drogati che rapinano le farmacie e il detective che lo cerca è veramente degno dei migliori western, a metà tra la compensazione universale (io esisto perchè esisti tu) e il bisogno reciproco (mi servi perchè se no io non esisterei) dal quale deriva quasi una perversa amicizia. Più di qualcunque altro suo "collega" drogato infatti è il detective che poi si dimostra incredibilmente vicino nei momenti migliori.

Interessante poi l'uso maniacale dei dettagli, delle macro di oggetti, particolari ed elementi su cui la mente in viaggio dei protagonisti spesso si fissa inutilmente (sensazionale il nodo alla cravatta mentre viene menato!).
Forse manca il senso ultimo della droga, manca il senso di dipendenza che è ciò su cui solitamente si impernia un racconto di drogati, ma di sicuro il film riesce a creare un'atmosfera di vita disperata (e ancora in questo senso è un vero western crepuscolare) nella quale non c'è gloria in assoluto (neanche dopo l'impresa della disintossicazione) nè particolare (i drogati non stanno bene nemmeno dopo le dosi).

Thursday, October 23, 2008

8 (2008) AA VV

FUORI CONCORSO
FESTIVA DEL FILM 2008

Negli ultimi anni quasi tutti i festival hanno ospitato un film collettivo che riunisca grossi nomi. Questo, otre ad essere quello con meno nomi interessanti, è anche il peggiore che abba visto.
Il tema sono gli otto obiettivi fissati dalle Nazioni Unite per il 2015, tutti relativi allo sviluppo dei paesi più disastrati. Tutti importanti. Tutti lontani dall'essere raggiunti.

Si tratta del tipico caso in cui l'importanza del tema fa girare la testa ai registi i quali si perdono appresso al messaggio didascalico e alla necessità di informare, dimenticandosi di dover fare un segmento di un film.
Il peggiore di tutti forse è Wim Wenders che sembra essere impazzito e realizza uno dei più brutti spot ministeriali degli anni '90. Esordisce alla regia anche Gael Garcia Bernal con un indolore e soporifero segmento padre/figlio. Gira (anzi monta) con la mano sinistra e in 5 minuti invece Gus Van Sant, assemblando immagini di repertorio (o presunte tali) di skaters (forse scarti di Paranoid Park) con informazioni, cioè dati, mandati in sovraimpressione.

Eppure quando sembra che tutti i grandi abbiano partecipato controvoglia e che i meno noti siano impazziti appresso all'umanitaresimo arriva Jane Campion, l'unica che si ricorda e ci ricorda come il cinema sia racconto e come un racconto possa dire molto più di dati e lezioncine. Il suo segmento è bellissimo, curatissimo e molto personale. Dire che vale la visione di tutto il film forse è un po' troppo ma magari vale il recupero in DVD, dove si potranno saltare le altre parti.

Wednesday, December 5, 2007

Paranoid Park (id., 2007)di Gus Van Sant


A me Gus Van Sant mi ha sempre intrigato, con le sue mille ricercatezze che se pure non sempre vanno a segno mi commuovono per la ricerca spasmodica di un cinema più forte.
Se poi si considera il sistema nel quale è cresciuto e nel quale lavora (quello americano) la cosa è ancora più strana e curiosa. Se però le sue prime opere erano abbastanza immature e le sue opere di mezzo molto al servizio degli studios, con gli ultimi film ha trovato finalmente un modo di fare cinema che piace a me (che, voglio dire, è la cosa che più conta!).
Soprattutto in Paranoid Park, ritrova Christopher Doyle, il mito. Dopo l'acutissimo remake di Psycho finalmente tornano insieme e il risultato si vede e come, il film ha tutto un altro passo estetico rispetto alla solita produzione di Van Sant, consentendogli di potersi concentrare anche su altro come una colonna sonora molto particolare e in certi punti davvero sorprendente (per l'uso che fa di musica orchestrata per altri film, in particolare Nino Rota).
La storia pure è sufficientemente decostruita. Dove per sufficientemente intendo proprio sufficientemente, cioè non troppo e non troppo poco. Tratto da un libro Paranoid Park se ne distanzia subito e su un canovaccio da thriller instaura tutto un altro discorso disinteressandosi dell'intreccio e guardando unicamente il suo protagonista perchè solo lui conta.

Avrete capito che Paranoid Park è un film decisamente all'europea (ma molto proprio!) pur fatto in stile americano. E sorpresa delle sorprese anche lo stile di lavorazione è stato fortemente europeo quasi nouvellevaghiano, con gli attori reclutati tra veri skaters e le scene e le battute concordate di giorno in giorno tra il regista e loro. Una lavorazione libera come non sono possibili ad Hollywood che finalmente fa centrare totalmente il segno a Van Sant. Godo.

L'APPROFONDIMENTO SU MYMOVIES.IT