FUORI CONCORSO
FESTIVA DEL FILM 2008
FESTIVA DEL FILM 2008
Negli ultimi anni quasi tutti i festival hanno ospitato un film collettivo che riunisca grossi nomi. Questo, otre ad essere quello con meno nomi interessanti, è anche il peggiore che abba visto.
Il tema sono gli otto obiettivi fissati dalle Nazioni Unite per il 2015, tutti relativi allo sviluppo dei paesi più disastrati. Tutti importanti. Tutti lontani dall'essere raggiunti.
Si tratta del tipico caso in cui l'importanza del tema fa girare la testa ai registi i quali si perdono appresso al messaggio didascalico e alla necessità di informare, dimenticandosi di dover fare un segmento di un film.
Il peggiore di tutti forse è Wim Wenders che sembra essere impazzito e realizza uno dei più brutti spot ministeriali degli anni '90. Esordisce alla regia anche Gael Garcia Bernal con un indolore e soporifero segmento padre/figlio. Gira (anzi monta) con la mano sinistra e in 5 minuti invece Gus Van Sant, assemblando immagini di repertorio (o presunte tali) di skaters (forse scarti di Paranoid Park) con informazioni, cioè dati, mandati in sovraimpressione.
Eppure quando sembra che tutti i grandi abbiano partecipato controvoglia e che i meno noti siano impazziti appresso all'umanitaresimo arriva Jane Campion, l'unica che si ricorda e ci ricorda come il cinema sia racconto e come un racconto possa dire molto più di dati e lezioncine. Il suo segmento è bellissimo, curatissimo e molto personale. Dire che vale la visione di tutto il film forse è un po' troppo ma magari vale il recupero in DVD, dove si potranno saltare le altre parti.
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