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Friday, April 1, 2011

Non Lasciarmi (Never Let Me Go, 2011)di Mark Romanek

Difficile parlare di Non Lasciarmi senza rivelare particolari che potrebbe essere meglio non conoscere prima di vedere il film. Non siamo infatti dalle parti del solito film da Keira Knightely, nè del solito dramma intimista. Tratto dal libro di Kazuo Ishiguro e diretto dal videoclipparo pentito Mark Romanek (mai visto uno nascondere così tanto il suo stile passato!), Non Lasciarmi è un adattamento riuscitissimo, non fa pesare allo spettatore la provenienza con pesanti dialoghi o momenti che sembrano suggerire sviluppi che non arriveranno, nè comprime eccessivamente la vicenda.

Soprattutto Romanek non ha protagonismi eccessivi e si limita a trovare le location migliori per sviluppare una storia che proprio negli spazi trova senso. La ricerca che i tre protagonisti fanno e non fanno, cioè la volontà di fuggire che non viene mai espressa e l'anelo di libertà che in Blade Runner era furia omicida (anche verso il creatore), qui è un grido soffocato e poi liberato nel mezzo della campagna. E in questo senso il film trova senso.
Non Lasciarmi sorprende molto, prima con la sua storia (e per questo se non la sapete è meglio) poi con il modo in cui la affronta.

Scegliere di lasciare che a parlare siano luoghi quasi sempre deserti, spiagge, campagne e strutture con pochissime persone dentro se non i protagonisti, è davvero l'idea vincente per trasporre in immagini non tanto le vicende, quanto l'idea più generale di quel che quella storia sottende. Il senso di solitudine di chi non ha nulla a cui appigliarsi per raggiungere i propri obiettivi e l'impotenza di fronte ad un destino scritto si manifestano nella totale solitudine di un trio di persone.

Saturday, October 25, 2008

La Duchessa (id., 2008)di Saul Dibb

FUORI CONCORSO
FESTIVAL DEL FILM 2008

Il festival romano sembra abbonato a questi film "parrucconi" (ricordo già Elizabeth l'anno scorso), ricostruzioni in costume di stampo fortemente intimistico che a me non hanno mai esaltato particolarmente, specialmente per come spesso lasciano che la perizia tecnica sovrasti la storia.

La Duchessa in questo senso è una piacevole sorpresa, Saul Dibb dirige molto bene gli attori, si tiene su toni sobri, non cerca di stupire e rimane concentrato sulla storia. Certo il film in italiano potevano anche titolarlo "I figli so' piezz'e core" oppure "Se mi lasci mi prendo i bambini" e racconta la classicissima storia di una donna che in tempi di restrizioni, regole e repressione era molto più moderna del suo tempo in fatto di mentalità, cosa che pagherà cara. Ma, e credo sia la prima volta che lo scrivo, La Duchessa vanta due vere prestazioni da grandi attori che lo sorreggono.

Che Keira Knightely reciti è una vera sorpresa che potrebbe lanciare la carriera di Saul Dibb come regista o come ammaestratore mentre che Ralph Fiennes faccia una grande prestazione è più ordinario. Quello che è poco ordinario invece è che gli venga anche affidato un bellissimo personaggio, esaltato dal fatto di stare in seconda linea (lui è il duca e come è facile capire la vera protagonista è la duchessa) e portato davvero magnificamente su schermo.

Un uomo algido, spietato, british e profondamente umano che calamita l'attenzione ogni volta che è in scena e nonostante tutte le possibili angherie suscita più empatia della più tipica consorte.