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Friday, April 1, 2011

Non Lasciarmi (Never Let Me Go, 2011)di Mark Romanek

Difficile parlare di Non Lasciarmi senza rivelare particolari che potrebbe essere meglio non conoscere prima di vedere il film. Non siamo infatti dalle parti del solito film da Keira Knightely, nè del solito dramma intimista. Tratto dal libro di Kazuo Ishiguro e diretto dal videoclipparo pentito Mark Romanek (mai visto uno nascondere così tanto il suo stile passato!), Non Lasciarmi è un adattamento riuscitissimo, non fa pesare allo spettatore la provenienza con pesanti dialoghi o momenti che sembrano suggerire sviluppi che non arriveranno, nè comprime eccessivamente la vicenda.

Soprattutto Romanek non ha protagonismi eccessivi e si limita a trovare le location migliori per sviluppare una storia che proprio negli spazi trova senso. La ricerca che i tre protagonisti fanno e non fanno, cioè la volontà di fuggire che non viene mai espressa e l'anelo di libertà che in Blade Runner era furia omicida (anche verso il creatore), qui è un grido soffocato e poi liberato nel mezzo della campagna. E in questo senso il film trova senso.
Non Lasciarmi sorprende molto, prima con la sua storia (e per questo se non la sapete è meglio) poi con il modo in cui la affronta.

Scegliere di lasciare che a parlare siano luoghi quasi sempre deserti, spiagge, campagne e strutture con pochissime persone dentro se non i protagonisti, è davvero l'idea vincente per trasporre in immagini non tanto le vicende, quanto l'idea più generale di quel che quella storia sottende. Il senso di solitudine di chi non ha nulla a cui appigliarsi per raggiungere i propri obiettivi e l'impotenza di fronte ad un destino scritto si manifestano nella totale solitudine di un trio di persone.

Thursday, November 11, 2010

The Social Network (id., 2010)di David Fincher

David Fincher è da sempre innamorato dei percorsi narrativi che consentono la ricostruzione di qualcosa (siano una serie di omicidi, sia la struttura di un libro, sia un fatto di cronaca) e per la storia della nascita di Facebook idea un racconto intrecciato tra dibattimenti, patteggiamenti e fatti reali mostrati in flashback, tutto centrato sull'inespressività di Jesse Eisenberg. L'attore newyorchese riesce infatti nell'impresa di comunicare la non comunicatività del suo Zuckerberg, in una lotta legale che è anche sopraffazione di una classe su un'altra. Una perversa e malvagia rivincita del nerd nei confronti di quelli che percepisce come nemici (l'ex migliore amico più integrato di lui, i canottieri che tanto piacciono alla ragazza che lo ha mollato).

L'idea più chiara di David Fincher è che Mark Zuckerberg, l'uomo che ha dato alla parola "amico" un altro significato, più allargato e lieve, alla fine della sua ascesa economica e sociale è solo. Chi ha ideato il network della socialità per eccellenza è una persona socialmente inabile, anche per i bassi standard dei nerd accademici, e una delle spinte più forti nella sua corsa non è stato tanto il desiderio di arrivare, quanto la frustrazione sociale.
È la nuova imprenditoria, fondata sul modo in cui la tecnologia entra o può entrare nella vita delle persone per mutarne le abitudini e su una volontà di successo a modo proprio, con i party in ufficio, le selezioni del personale fatte in base a chi meglio resiste all'alcol e i biglietti da visita con gli insulti.

The Social Network è il primo film a riportare senza clamore o sottolineature arroganti un dato di fatto della modernità, ovvero che la vita in rete (ciò che si fa, si legge e che accade online) per una certa fetta dell'umanità ha la medesima importanza della vita reale. Senza voler criticare quel mondo, Fincher guarda con moltissima empatia il suo protagonista, non gli risparmia stoccate ma sembra concedergli il massimo della benevolenza e della comprensione, anche nei momenti più duri.
Orchestrando un film più moderato del suo solito (un'unica scena sopra le righe, quella della gara di canottaggio) stavolta l'accento sembra davvero sull'ambiente e sul mondo-Silicon Valley, più che sui suoi personaggi. Con l'appropriato e bellissimo sottofondo dei Nine Inch Nails Fincher procede senza sosta nella sua minuziosa ricostruzione che solo superficialmente guarda ai fatti ma in realtà mira ai mutamenti sociali.