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Sunday, September 5, 2010

Miral (id., 2010)di Julian Schanbel

IN CONCORSO
MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA 2010

"Miral è il nome dei fiori al margine dell'autostrada, ce ne sono molti sicuramente li avrete visti ma non lo ricordate", è stato quando è comparsa questa frase sullo schermo, prima ancora dei titoli di testa, che ho capito che il film sarebbe stato un lungo, lunghissimo cammino di sofferenza. Avrei dovuto ascoltare quella vocina dentro di me e scappare. Ma non l'ho fatto.

Non l'ho fatto perchè Schnabel ha girato quel film impossibile che è Lo scafandro e la farfalla, un'impresa paragonabile alla conquista del K2 per audacia, difficoltà e tenacia, e chi sono io per andarmene di fronte al suo nuovo film?? Così sono rimasto e mi sono beccato due ore di un racconto fatto malissimo e assolutamente autoassolutorio su quanto sia difficile crescere a Gerusalemme. Che non lo metto in dubbio, ma se me lo devi raccontare in un film all'interno di un festival perferirei ti fossi fatto venire qualche idea di messa in scena non dico epica, ma quantomeno decente.

Tutto viene da un libro di Rula Jabreal (questa donna qua che sicuramente avrete visto in televisione) che racconta la propria vita con un sentimentalismo spicciolo, autoindulgente e ingenuo che mette impressione.
Schnabel dice che si è sentito in dovere di farlo visto che è ebreo e si è sempre disinteressato di queste questioni. Io faccio finta di non aver visto niente.

Sunday, May 16, 2010

You will meet a tall dark stranger (id., 2010)di Woody Allen

POSTATO SU
FESTIVAL DI CANNES 2010
FUORI CONCORSO
Si inizia con una voce fuoricampo che, citando Shakespeare, afferma che la vita e' un inferno di grida ed affanni ma in ultima analisi senza senso. L'ennesima variazione sul pensiero caustico, ateo e fondamentalmente materialista di Woody Allen. Non siamo ne' dalle parti delle sue commedie scoppiettanti ne' da quelle dei drammi, You Will Meet a Tall Dark Stranger e' un altro viaggio nell'universo dell'autore tra truffe medianiche, rapporti che non funzionano, paura della morte e svolte inattese.

In particolare da Match Point in poi sembra che Allen sia ossessionato dal possibile criminale che alberga in ognuno. Alle volte e' possibile assassino altre, come in questo caso, possibile truffatore, ma sempre l'istinto di uscire dai canoni della legge viene dal contingenza, dal caso per l'appunto.
Si racconta di due coppie, la prima Naomi Watts e Josh Brolin sono in crisi perche' mentre lei lavora lui cerca di diventare uno scrittore ma non guadagna e la seconda, il padre di Naomi Watts e una ex prostituta che lui ha sposato (separandosi dalla moglie) per sentirsi vivo hanno a che fare con i tradimenti da parte di lei.

Questa volta non e' l'intreccio (come in Match Point), ne' l'umorismo (come in gran parte dei suoi film), ne' infine il tema ad avvincere, questa volta ad essere straordinario e' semplicemente il modo in cui Woody Allen racconta l'animo umano. Con semplicita' e pochi gesti conduce questo viaggio nelle vite semplici (sebbene piene di svolte) dei suoi personaggi, lasciando il pubblico libero di notare e soffermarsi su un'infinita' di piccoli particolari.

La grandezza straordinaria di questo regista e' di non porsi nemmeno piu' il problema di fare un buon film, ma solo di cosa voler mostrare stavolta. Le piccole avventure di piccoli borghesi londinesi tra ironia e impossibilita' di trovare la propria felicita', lo vedrete, sono guardate co bonaria partecipazione e senza gli strali che lo caratterizzavano decenni fa, in piu' sono anche condotte con un'abilita' narrativa senza pari, superiore anche a quella sempre giustamente celebrata di Eastwood, l'unico altro cineasta d'altri tempi e fuori da questo tempo che ancora scrive e dirige i film con il gusto e la tecnica dei favolosi anni '50 hollywoodiani.