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Sunday, September 5, 2010

Miral (id., 2010)di Julian Schanbel

IN CONCORSO
MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA 2010

"Miral è il nome dei fiori al margine dell'autostrada, ce ne sono molti sicuramente li avrete visti ma non lo ricordate", è stato quando è comparsa questa frase sullo schermo, prima ancora dei titoli di testa, che ho capito che il film sarebbe stato un lungo, lunghissimo cammino di sofferenza. Avrei dovuto ascoltare quella vocina dentro di me e scappare. Ma non l'ho fatto.

Non l'ho fatto perchè Schnabel ha girato quel film impossibile che è Lo scafandro e la farfalla, un'impresa paragonabile alla conquista del K2 per audacia, difficoltà e tenacia, e chi sono io per andarmene di fronte al suo nuovo film?? Così sono rimasto e mi sono beccato due ore di un racconto fatto malissimo e assolutamente autoassolutorio su quanto sia difficile crescere a Gerusalemme. Che non lo metto in dubbio, ma se me lo devi raccontare in un film all'interno di un festival perferirei ti fossi fatto venire qualche idea di messa in scena non dico epica, ma quantomeno decente.

Tutto viene da un libro di Rula Jabreal (questa donna qua che sicuramente avrete visto in televisione) che racconta la propria vita con un sentimentalismo spicciolo, autoindulgente e ingenuo che mette impressione.
Schnabel dice che si è sentito in dovere di farlo visto che è ebreo e si è sempre disinteressato di queste questioni. Io faccio finta di non aver visto niente.

Wednesday, January 23, 2008

Lo Scafandro E La Farfalla (Le scaphandre et le papillon, 2007)di Julian Schnabel


POSTATO SU
Ammetto di aver avuto paura dopo i primi venti minuti di Lo Scafandro E La Farfalla, un po' perchè è un film tratto da una storia vera (AAAAAH!!!) di un uomo che in seguito ad un ictus si è trovato con il corpo totalmente paralizzato tranne la palpebra destra, un po' perchè fino a quel momento il film era tutto in soggettiva del paziente con immagini, si intelligentemente calibrate, ma anche faticosissime e dopo un po' poco interessanti.
Invece no! I miei pregiudizi mi stavano annebbiando la vista, Lo Scafandro E La Farfalla, si tira su molto bene, prende spunti interessanti, racconta in maniera molto partecipata gli stati d'animo del paziente, la malattia e i tentativi di riprendersi. Senza retorica o noia ma con il gusto dell'introspezione Schnabel fa ricorso ad immagini molto curate ma non troppo.
Quando dico non troppo intendo che solitamente questo tipo di cinema essendo debole di storia (o meglio di intreccio) finisce col ripiegarsi onanisticamente su un fotografia curatissima e fine a se stessa, costituendo più un documentario realizzato a posteriori che un film.
Non è questo il caso, le immagini sono curate ma mai fini a se stesse così il focus rimane sulla storia e sullo svolgimento degli eventi, di modo che il racconto della vita noiosa, ripetitiva e malata del paziente non risulta per niente prolisso, anzi.
Attraverso la storia di Jean-Dominique Bauby, ex direttore di Elle, e della sua paralisi Schnabel riesce a parlare (e con raffinatezza) anche di impulsi, del fascino del concetto di racconto e non tanto dell'abusato e troppo scontato tema vita/morte, con grande stima dello spettatore e con idee di regia e un linguaggio che non è tanto quello delle parole o quello della recitazione (tanto per cambiare) ma finalmente quello delle immagini.

C'è una difficilissima e nascosta citazione di I 400 Colpi che credo potevo beccare solo io che ho visto il film 8-9 volte. Alla fine quando si mostra il flashback in cui il protagonista è colpito dall'ictus la musica sotto è la stessa del finale del film di Truffaut e mentre la camera allarga per mostrare un totale si vede bene il luogo in cui avviene il fatto e non so se sia il medesimo della fuga di Antoine tuttavia lo ricorda veramente tantissimo. Se avete amato il capolavoro truffautiano vi commuoverete, anche se non riconoscerete la musica avrete un riflesso pavloviano.

Ad ogni modo fossi stato nei panni del protagonista io mi sarei organizzato diversamente (e meglio) per comunicare...