CONCORSO
FESTIVAL DEL FILM 2008
FESTIVAL DEL FILM 2008
Il cinema medio italiano (medio in tutti i sensi, dalla qualità al gradimento) è fatto di precisi ingredienti. Attori di calibro, o ritenuti tali, uno spunto di trama interessante, realizzazione senza guizzi, intimismo, un certo numero di scene intense, facce poetiche, metafore, simbolismi e finali sospesi. Sembra che non si dica nulla in realtà si dice molto. Ma poi in realtà realtà non si dice nulla.
L'Uomo che ama risponde in pieno a questa descrizione. Gli attoroni e/o presunti tali sono Monica Bellucci, Pierfrancesco Favino e Marisa Paredes, le metafore sono lasciate agli oggetti e al rapporto che stringono con i protagonisti (simbolo del loro stato d'animo), la realizazione tecnica è in mano a grande Arnaldo Cantinari (già direttore della fotografia per Soldini, Moretti ecc. ecc.), il buono spunto è raccontare la storia di un uomo che ama come una donna e il finale è sospeso.
Più del solito c'è la componente classicamente melodrammatica, fatta di gravidanze (o desideri di gravidanza) e malattie (quindi ospedali). Se ci fosse qualche dubbio addirittura si vede Favino ad un certo punto intento a guardare L'Uomo Di Paglia, il grandissimo melodramma di Germi.
Ma non c'è anima, non ci sono fiamme. Si cerca la rarefazione e si trova la noia. Non c'è passionalità ma solo la promessa di passionalità. Un film che può avere solo un pubblico ristrettissimo, agli antipodi di quello che storicamente piangeva ai melodrammi veri.
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