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Monday, June 16, 2008

Closer (id., 2004)di Mike Nichols

Ammetto che a tratti Closer ha saputo prendermi, sono un amante dei melodrammoni e questo di certo gli ha facilitato il compito, ma in più di un momento il film è stato capace di rendere accettabili e attuali momenti, svolte di trama e frasi che altrove sarebbero state giudicate impensabili come: "Nessuno t'amerà mai come t'ho amato io".

Si sente tantissimo la provenienza teatrale, nella scansione temporale "episodica", nella quantità e qualità dei dialoghi e nel particolare tipo di intreccio, tuttavia Nichols adatta molto bene il testo al cinema trovando più di un modo in cui utilizzare lo specifico filmico per la messa in scena, senza limitarsi come spesso accade a puntare la macchina da presa e dirigere gli attori.

La cosa più interessante di tutte forse è il modo in cui i rapporti vengono mostrati, attraverso grandi ellissi temporali (spiegate sempre in maniera molto delicata e invisibile) e con sbalzi di umore, tono e complicità che invece che sembrare paradossali convincono ogni volta di più.
E' semmai la recitazione che non convince, troppo teatrale (come era facile che accadesse), troppo caricata e troppo poco cinematografica. Nichols non tiene a bada per nulla la voglia di strafare di Clive Owen e Jude Law che risulta in una sfida a chi carica di più mentre sia Natalie Portman che Julia Roberts sono decisamente più compassate, limitando i danni.

Non è chiaro quanto Closer possa o voglia parlare dei tempi moderni tuttavia il suo approccio modernista è apprezzabile come la volontà di fondere America e Europa (non nella trama chiaramente ma nel modo di filmare) attraverso uno stile che in più di un momento guarda a Woody Allen (le riprese in esterni da lontano) e a tratti i rapidi carrelli e le luci di Scorsese.

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