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Saturday, April 3, 2010

I'm Here

E' disponibile online I'm Here, mediometraggio di Spike Jonze già passato al Sundance e poi alla Berlinale e ora approdato gratis e liberamente in rete. Sponsorizza la Absolut (e sembra aver tirato fuori molti soldi) senza che ci sia un product placement, una pubblicità o un logo ma con una strana presenza nell'intro in flash prima dell'inizio del video. Operazione decisamente poco convenzionale specialmente perchè il video può essere visto da non più di 12.000 utenti al giorno. Un modo per creare scarsità di una risorsa assolutamente libera.
Ma forse la cosa più curiosa è che il mediometraggio è fantastico, una di quelle cose da non perdere e tagliata per quell'utenza che si trova in rete.

I'm Here è decisamente tra le cose migliori mai fatte da Spike Jonze (il che è tutto dire). Ponendosi all'incrocio tra tantissime tipologie di prodotto e storie diverse opera una sintesi cosmopolita e crossmediale di tutto quello che è il vissuto di Jonze e il periodo in cui vive, finalizzandolo ad un racconto semplice e complesso come la fiaba cui si ispira.
Si tratta infatti di una variazione sul tema di The Giving Tree (il protagonista ha il nome dell'autore): un personaggio dà tutto se stesso ad un altro fino a che non rimane quasi nulla di lui, tuttavia è comunque difficile dire se ci sia di mezzo egoismo o meno. Jonze semanticamente sposta il rapporto facendolo diventare amoroso, muovendo così anche il senso del darsi interamente ad un altro.
I protagonisti sono dei robot da Philip Dick, vivono nella nostra società assieme agli umani ma non avendone i medesimi diritti, sono gli outsider della situazione in un ambiente non necessariamente ostile ma psicologicamente pressante, infine non possono sognare o almeno credono di non poterlo fare. Hanno una fisionomia immediatamente empatica, costruiti con materiali e secondo forme che ricordano i pupazzi da crash test o i desktop dei nostri computer ma con occhi sproporzionati ed empatici come nella tradizione dell'animazione (e del fumetto) giapponese (altra matrice forte nella formazione di Spike Jonze).

La durata di 30 minuti inoltre pone il film a metà tra i videoclip di cui Jonze è stato uno dei principali maestri (infinite sono le soluzioni che rielabora a partire dai suoi stessi video), le pubblicità e i lungometraggi.
Oltre a tornare il tema della fiaba, torna anche quello del diverso/sensibile, il mondo indie, le piccole passioni e quella maniera di far interagire i personaggi per piccole inconsuete stranezze in comune che è tipico della scena indipendente cinematografica del nuovo millennio.

Su tutto però regna un senso di inadeguatezza e indeterminatezza del vivere che può trovare senso solo nel donarsi ad un altro, fino a che punto però non viene suggerito. Il finale, tra i più vaghi, aperti ed enigmatici da parte di Jonze, è pura libertà di lettura.

Wednesday, October 28, 2009

Nel Paese Delle Creature Selvagge (Where The Wild Things Are, 2009)di Spike Jonze

POSTATO SU
Il progetto sembrava folle fin dall'inizio ma se c'è una cosa in cui eccelle Spike Jonze è l'infondere un frammento di storia o un pezzo di drammaturgia anche all'immagine più insignificante e rapida. Ce n'eravamo accorti quando faceva pubblicità e videoclip, i suoi prodotti avevano sempre un che di umano e, a differenza degli altri, anche quando erano puro stile suggerivano un universo con una storia (il video dell'uomo che prende fuoco al ralenti che si chiude con la bambino triste che guarda la scena dal sedile posteriore di una macchina con dietro delle buste della spesa).

Quindi affidare a lui Nel paese delle creature selvagge, l'adattamento dell'omonimo libro illustrato di Maurice Sendak, era forse la scelta più corretta, perchè il libro è veramente breve mentre il film ha una durata canonica.
L'inizio sembra confermare tutto questo. I primi 5 minuti sono da manuale del cinema, c'è bellezza, sentimento e racconto. La semplice lotta per gioco tra un bambino e il suo cane è ripresa con una dignità, una sapienza e uno sguardo che è già presa di posizione che impressionano e quando compare il titolo dovrebbero scattare gli applausi.
Il film da lì in poi scorre senza intoppi, almeno fino a che non si arriva dove le creature selvagge stanno.

Lì il film si insabbia e non riesce più a scorrere come in precedenza. Nonostante le molte scelte vincenti (sembra tutto girato al tramonto con una luce che rende i colori splendidi) lo stesso si ha l'impressione che ci siano stati dei problemi in fase di realizzazione. E così è infatti. Le cronache già ci avevano parlato di una lunga gestazione e di un quasi licenziamento del regista, tutte cose che ovviamente influiscono male su un film che non è più il libero frutto della sua volontà.
Così i tanti elementi splendidi (è incredibile come in ogni sequenza si respiri un'aria inquieta) non si amalgamano bene, il racconto non fluisce e sostanzialmente ci si annoia un bel po'.

Anche le musiche, accuratamente selezionate, sembrano usate come un tampone in sequenze (davvero questo lo dico con la morte nel cuore) che sembrano dei videoclip e non delle parti musicali di un film.