.:[Double Click To][Close]:.
Get Paid To Promote, Get Paid To Popup, Get Paid Display Banner




Showing posts with label libero de rienzo. Show all posts
Showing posts with label libero de rienzo. Show all posts

Wednesday, March 9, 2011

Tutti al mare (2011)di Matteo Cerami

POSTATO SU
Nel 1977 Vincenzo Cerami aveva una delle sue prime importanti opportunità, scrivere Casotto, film libero e proletario diretto da Sergio Citti. Nel 2011 Matteo Cerami assieme al padre scrive e dirige Tutti al mare, che a quel casotto un po' guarda.
Le analogie però si fermano all'ambientazione spazio-temporale (una giornata al mare per diverse tipologie umane) e alla presenza di Ninetto Davoli e Gigi Proietti.
Tutti al mare è infatti un prodotto diverso, non anarchico e libero come Il Casotto ma più confinato in un'idea di cinema molto mainstream, seppure per un'elite. E' al popolo più snob che infatti parla Tutti al mare, con i suoi riferimenti alla cultura bassa, il dialetto e un modo di mettere in scena più teatrale che cinematografico.

Tra tutte le componenti è proprio questa la più fastidiosa e nociva al film. C'è una polacca che vuole sposare un italiano per poter vivere in Italia (ma la Polonia ormai è nell'Unione Europea), c'è un cinese tutto lieto perchè è il capodanno cinese (ma il film si svolge d'estate e il capodanno cinese è a gennaio/febbraio), c'è un anziano ex-fascista che ricorda la presa dell'Abissinia (ma allora dovrebbe avere tra i 90 e i 100 anni), c'è il giapponese che si fa fregare dal furbo tassista, due lesbiche che hanno avuto esperienze con uomini e due amici romaneschi che vogliono andare nel campo nudisti.
E' difficile pensare che nessuno si sia accorto di errori ed imprecisioni così grandi e in fondo sfondoni simili importano solo fino ad un certo punto. O meglio importano nel momento in cui sono rivelatori di un'altra cosa, cioè di un'idea di cinema e di racconto che proviene da un'altra epoca.

Quella di Tutti al mare sembra una sceneggiatura degli anni '50, fondata su quelle maschere fisse, quelle dinamiche e quel tipo di interazione tra gli uomini. Fare un film oggi e scriverlo a questo modo però appare davvero inaccettabile. Sicuramente Tutti al mare avrà un suo pubblico che in questo racconto alla vecchia maniera sarà lieto di ritrovare un altro mondo, un'altra Italia e un'altra umanità. Eppure l'idea che un esordiente com'è Matteo Cerami (sebbene figlio d'arte, altrimenti difficilmente avrebbe potuto fare un film d'esordio con così tanti attori di alto profilo) arrivi in sala con un'opera che già trent'anni fa sarebbe stata vecchia e superata, specie nel suo modo di leggere e interpretare la realtà (che è uno degli obiettivi dichiarati del film), non può che lasciare un velo di tristezza.

Wednesday, March 18, 2009

Fortapasc (2009)di Marco Risi

POSTATO SU
Dopo alcune parentesi tristi sulle quali è meglio sorvolare Marco Risi torna a fare quel cinema per il quale si era fatto notare agli inizi della sua carriera: impegno sociale misto a tecnica cinematografica.

Fortapàsc è davvero pieno di belle idee, guarda tanto a Scorsese per il modo in cui riprende i criminali, per l'uso della musica e per i vorticosi movimenti di macchina che fanno iniziare le scene, ma sa anche trovare moltissime soluzioni personali e particolari mai fini a se stesse.
Belle l'idea dello schiaffo che viene dal nulla per dare l'idea della minaccia invisibile e della solitudine di Siani. Bella l'idea del dialogo con nessuno ad un certo punto e anche l'alternarsi di alto e basso sia a Napoli che a Torre Annunziata.

Le similitudini che si possono intravedere con Gomorra poi non sono mai imitazione ma semmai frutto del fatto che il direttore della fotografia è il medesimo (Marco Onorato). E questo è un altro pregio. Risi non cerca di copiare quello che potrebbe sembrare come il punto di riferimento ma percorre le strade che sa di saper battere in autonomia.
Non scade nemmeno nell'agiografia, cosa inusuale in un film che ricostruisce la vita di un martire della lotta alla Camorra. Il suo Giancarlo Siani non sembra la classica figura realmente esistita ma un vero personaggio da film.

Peccato che però a fronte di tante cose buone poi l'impressione generale sia molto scollata, come se le singole istanze non riuscissero a diventare parte di un tutto armonioso. La storia d'amore su cui molto si insiste non convince mai, il sentimentalismo del rapporto con l'amico drogato nemmeno e così rimane solo la paura crescente nel finale per la morte imminente (annunciata subito ad inizio film).
Sono probabilmente i personaggi a non convincere molto, a non coinvolgere proprio. A fronte di un racconto impeccabile e di tanta buona volontà poi però le figure agite nelle scene sembrano impalpabili. A poco serve l'impegno di Libero De Rienzo (cento volte migliore come attore che come autore) e l'impiego di straordinari caratteristi come Ernesto Mahieux o delle facce da Camorra chiamate a fare i mafiosi.