Jack Skellington mi segnala che nel 2007 Ken Russell ha partecipato al Grande Fratello inglese....
Showing posts with label ken russell. Show all posts
Showing posts with label ken russell. Show all posts
Wednesday, July 9, 2008
Perchè nessuno me l'ha detto??
Jack Skellington mi segnala che nel 2007 Ken Russell ha partecipato al Grande Fratello inglese....
L'Altra Faccia Dell'Amore (The Music Lovers, 1970)di Ken Russell
Ken Russell è veramente un cineasta difficile da inquadrare oggi. Eroe per una stagione, come molti altri del suo periodo, nella sua epoca ebbe grande risonanza, grandi riconoscimenti ma poi il suo cinema non è stato portato avanti da nessuno nè oggi viene guardato come si guarda ad un maestro, anzi i suoi film passano sotto silenzio. Semplicemente quel percorso non è stato più battuto e quindi oggi i suoi film appaiono inevitabilmente datati e anche a tratti ridicoli come fossero parodie (specialmente sul versante della recitazione).
Eppure non era certo un regista da poco. Dotato di una visione molto chiara di cinema debitrice in parte ad una concezione felliniana di messa in scena attraverso il feroce controllo del caos e in parte all'ossessione per il controllo kubrickiana, ma con una spiccata tendenza all'esagerazione e al sentimentalismo, Russel a tratti come già detto risulta un po' ridicolo ma in altri punti è straordinariamente efficace e comunicativo, capace di dare vita ad immagini di una potenza rara.
Come già per Tommy o I Diavoli anche in questo caso più che la trama o il carattere dei personaggi del film rimangono impresse le singole immagini, trovate metaforiche ed estetiche di rara bellezza (penso alla faccia dentro il cubo nero di Tommy o al sogno della suora gobba di I Diavoli).
Nonostante il titolo italiano induca a pensare che il cuore del film sia l'omosessualità del protagonista in realtà L'Altra Faccia Dell'Amore è un film sulla musica (come indica il titolo originale) che racconta l'intreccio tra opere e vita di Tachaikovsky. Le sequenze che mettono per immagini le principali opere del compositore russo sono infatti fenomenali e tra le migliori mai viste.
Non si tratta solo di collegare una musica ad un'immagine o una musica alla vita del protagonista ma soprattutto di collegarla alle diverse (ma comuni) sensazioni soggettive che scatena in ogni singolo ascoltatore.
Infine come la tradizione inglese vuole i film di Russell sono dotati di titaniche ricostruzioni e scenografie fenomenali e in questo caso lo dimostra a pieno la bellissima lunga sequenza iniziale e quella più delirante e sessantottina (ma comunque folgorante) del vagone letto.
Eppure non era certo un regista da poco. Dotato di una visione molto chiara di cinema debitrice in parte ad una concezione felliniana di messa in scena attraverso il feroce controllo del caos e in parte all'ossessione per il controllo kubrickiana, ma con una spiccata tendenza all'esagerazione e al sentimentalismo, Russel a tratti come già detto risulta un po' ridicolo ma in altri punti è straordinariamente efficace e comunicativo, capace di dare vita ad immagini di una potenza rara.
Come già per Tommy o I Diavoli anche in questo caso più che la trama o il carattere dei personaggi del film rimangono impresse le singole immagini, trovate metaforiche ed estetiche di rara bellezza (penso alla faccia dentro il cubo nero di Tommy o al sogno della suora gobba di I Diavoli).
Nonostante il titolo italiano induca a pensare che il cuore del film sia l'omosessualità del protagonista in realtà L'Altra Faccia Dell'Amore è un film sulla musica (come indica il titolo originale) che racconta l'intreccio tra opere e vita di Tachaikovsky. Le sequenze che mettono per immagini le principali opere del compositore russo sono infatti fenomenali e tra le migliori mai viste.
Non si tratta solo di collegare una musica ad un'immagine o una musica alla vita del protagonista ma soprattutto di collegarla alle diverse (ma comuni) sensazioni soggettive che scatena in ogni singolo ascoltatore.
Infine come la tradizione inglese vuole i film di Russell sono dotati di titaniche ricostruzioni e scenografie fenomenali e in questo caso lo dimostra a pieno la bellissima lunga sequenza iniziale e quella più delirante e sessantottina (ma comunque folgorante) del vagone letto.
Friday, February 22, 2008
I Diavoli (The Devils, 1971)di Ken Russell
Il cinema delirante di Ken Russell non l'ho mai amato troppo ma non nego che stavolta mi sono piegato anche io. I Diavoli mette finalmente a frutto tutte quelle idee e quella visione personale di cinema che altrove (Tommy per dire) mi sembrava peregrina.
Il racconto, tratto da una novella di Aldous Huxley a sua volta tratta da fatti reali, della vita sessuale e politica di un prete di provincia durante l'era Richelieu diventa, filtrato attraverso le idee di Ken Russel, un racconto barocco ed esagerato che si nutre di estetica sia dal punto di vista della fotografia che da quello degli scenari (meravigliosi) e che non teme di inserire anacronismi ed elementi "alla moda" prettamente moderni.
E' insomma un modo di raccontare palesemente per metafora che però poi non disdegna di sporcarsi le mani con manciate di sangue e immagini fortissime (il crocefisso che taglia le mani della suora o la gobba scoperta nel sogno).
Certo per me è impossibile non pensare a Narciso Nero, che sebbene non abbia gli eccessi di I Diavoli, tratta comunque del tema della follia data dallo scatenarsi di istinti sessuali in un gruppo di suore, che è comunque inglese e che ha il medesimo gusto per l'uso del bianco come dominante espressiva nei conventi.
Rispetto però alla perfezione formale di Powell, Ken Russell aggiunge in metafore, in simbolismi e in delirio onirico (i sogni sono presenti anche in Narciso Nero e ben più originali delle deviazioni felliniane di Russel ma non servono allo stordimento passionale come in I Diavoli).
Infine secondo me è più espressionista l'uso dei colori di Powell che tutte le caricature di Russel messe insieme.
Il racconto, tratto da una novella di Aldous Huxley a sua volta tratta da fatti reali, della vita sessuale e politica di un prete di provincia durante l'era Richelieu diventa, filtrato attraverso le idee di Ken Russel, un racconto barocco ed esagerato che si nutre di estetica sia dal punto di vista della fotografia che da quello degli scenari (meravigliosi) e che non teme di inserire anacronismi ed elementi "alla moda" prettamente moderni.
E' insomma un modo di raccontare palesemente per metafora che però poi non disdegna di sporcarsi le mani con manciate di sangue e immagini fortissime (il crocefisso che taglia le mani della suora o la gobba scoperta nel sogno).
Certo per me è impossibile non pensare a Narciso Nero, che sebbene non abbia gli eccessi di I Diavoli, tratta comunque del tema della follia data dallo scatenarsi di istinti sessuali in un gruppo di suore, che è comunque inglese e che ha il medesimo gusto per l'uso del bianco come dominante espressiva nei conventi.
Rispetto però alla perfezione formale di Powell, Ken Russell aggiunge in metafore, in simbolismi e in delirio onirico (i sogni sono presenti anche in Narciso Nero e ben più originali delle deviazioni felliniane di Russel ma non servono allo stordimento passionale come in I Diavoli).
Infine secondo me è più espressionista l'uso dei colori di Powell che tutte le caricature di Russel messe insieme.
Subscribe to:
Posts (Atom)