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Monday, March 28, 2011

The Ward - Il Reparto (id., 2011)di John Carpenter

POSTATO SU
C'è sempre eccitazione all'arrivo in sala di un nuovo film di John Carpenter. Non sempre però il risultato è all'altezza delle aspettative.
L'immenso Carpenter, un uomo assurto allo status di "classico" già in vita, non sta bene e si vede, gira al suo minimo sindacale, ripete se stesso e accontenta chi già lo ama senza però esaltare nessuno.
The Ward presenta infatti tutti i temi del regista (dall'ambiente chiuso e confinato dal quale non si esce, alle donne come vittime/protagoniste, al viaggio mentale, il trauma...) organizzati in una struttura finalizzata alla suspence, quella dell'eliminazione dei personaggi uno alla volta.

A mancare però è il guizzo che ci si attende da un regista che non segue un filone ma ci ha abituato a creare i filoni. Ecco The Ward è un film medio, che segue un percorso invece che batterlo, che non presenta nulla di nuovo (nemmeno una figura interessante come l'angelo amputato del suo Masters of Horror) e che si configura più che altro come un compendio del cinema carpenteriano.

Un film fieramente fuori dal tempo, che se ne fotte di tutti i mutamenti portati al genere dall'indigestione giapponese degli ultimi anni, che si abbevera di apparizioni anni '80 e disegni malefici, che suggerisce e non mostra e che infine fa bella mostra dei coltellacci. Cioè fa bella mostra del mezzo e non di chi lo maneggia, ovvero dell'atto in sè di squartare più che lo squartatore. Il timore è di subire non di chi ci farà subire.
Non lo so. Per me l'ultimo film di Carpenter rimane Vampires.

Saturday, December 22, 2007

Halloween: La Notte Delle Streghe (Halloween, 1978)di John Carpenter

Date le voci che si sono rincorse sulle peculiarità del remake di questo film che sta per uscire nei cinema italiani ad opera di Rob Zombie ripesco l'originale.
Recentemente poi ho visto finalmente Distretto 13, il film che viene prima (ma sempre dopo Dark Star), e che insieme a questo definisce lo stile Carpenter fino almeno a Grosso Guaio a Chinatown.
Molti gli elementi che rendono Halloween un film valevole, dall'idea vincente di ambientare un horror in un contesto cittadino suburbano a quella di non mostrare violenza (se si eccettua la prima scena) per quasi tutto il film, lasciando che la suspense scaturisca dall'attesa dello scatenarsi inevitabile della carneficina, fino a quella (che personalmente preferisco) di inserire intimismo in un genere che fino a quel momento non lo prevedeva.
Halloween è infatti tanto un film dell'orrore (o di suspense) girato in stile serie B (e non con ambizioni più alte come per dire Rosemary's Baby) quanto un film giovanile e intimista, i suoi personaggi sono i primi ad essere a tutto tondo, i primi che prima di essere massacrati mostrano di avere sentimenti, aspirazioni, problemi, incomprensioni e contraddizioni interne. E quello viene mostrato anche più della carneficina stessa, solitamente il cuore del cinema dell'orrore.

Stilisticamente poi Halloween è un unico e gigantesco omaggio ad Argento, sono utilizzate tutte le tecniche più caratteristiche del regista italiano (molte delle quali a sua volta Argento aveva preso da Bava), come in primis la tanto decantata soggettiva iniziale dell'assassino in piano sequenza (che ammetto non ho mai trovato fenomenale), ma anche le entrate a sorpresa degli antagonisti e i particolari abbinamenti con la musica (qui come sempre curata dallo stesso Carpenter).