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Sunday, January 31, 2010

King Of Thorn (id., 2010)di Kazuyoshi Katayama

FUTURE FILM FESTIVAL 2010
CONCORSO

Prende le mosse da un fumetto ed è diretto dal regista di Appleseed, sembra insomma di essere tornati all'animazione giapponese anni '90, quella che tra animismo, bambini predestinati e/o profetici, apocalisse imminente e distruzione mondiale su larga scala incasinano tutta la linea narrativa e in soldoni non si capisce niente. Però è un bel non capire nulla. Espressivo.

King of Thorn a sua discolpa beneficia di una grossa spiegazione finale non invasiva. Si parla di un momento nel futuro molto prossimo in cui nel pianeta si è diffuso un virus che se contratto riduce il malato in pietra in poche settimane. Come rimedio una grande multinazionale propone (a pochi eletti) l'ibernazione per poi essere scongelati in un futuro in cui si sia trovata una cura. La varia umanità fatta di figure archetipe della moderna narrazione nipponica a fumetti si addormenta nelle capsule tutti nello stesso ambiente (un castello in Scozia) e poi si risveglia, non si sa bene quando, nello stesso luogo pieno di piante rampicanti appuntite e mostri vari. E qui si parte.

La storia non nasconde, anzi esplicita la parafrasi (ma fino ad una certa) con La Bella Addormentata nel Bosco del quale vuole riprendere le fila per sterzare all'ultimo chiedendosi: "E se la Bella Addormentata non avesse voluto svegliarsi? Se il sonno fosse stato meglio della realtà?".
Più che le possibili risposte a questa domanda (anche un po' idiota) il bello sta come al solito nell'atmosfera incerta che sa avere in molti casi l'animazione proveniente dai manga, la capacità di operare un racconto alternando con grandissima abilità attesa, azione, stasi e mistero.

La disperata ricerca di una spiegazione a cosa sia successo nel castello scozzese infestato da creature mostruose ha il respiro e l'astrazione dei migliori racconti nipponici e, pur mancando di originalità, riesce con una sterzata finale a impressionare con il discorso, tirato fin dall'inizio, sull'intimo legame tra le gemelle protagoniste.

Mai Mai Miracle (Maimai Shinko to sennen no mahô, 2009)di Sunao Katabuchi

FUTURE FILM FESTIVAL 2010
CONCORSO

Ti attirano con quelle cose del tipo "una volta tanti anni fa ha lavorato con Miyazaki" e con un tratto da studio Ghibli e poi ti ritrovi intrappolato per 90 minuti che sembrano 140 a vedere un polpettone senza capo nè coda che vorrebbe essere miyazakiano con tutte le forze (bambini, ecologismo, reminiscenze, viaggio interiore...) e invece è solo noioso.

Se però c'è una cosa che Mai Mai Miracle dimostra è che i giapponesi non sono immuni dalla dipendenza da un retaggio ingombrante e fastidioso. Non solo Miyazaki infatti ma anche moltissime velleità da Kurosawa si intuiscono nell'opera di Kabuchi che però non riesce mai a centrare il punto della questione come se non comprendesse il perchè di quello che fa.
Mai Mai Miracle insiste sulla sensibilità infantile senza mai riuscire a comunicare quei sentimenti ostentati dalla sceneggiatura, tenta la poesia in molte immagini senza riuscire mai ad impressionare o convincere veramente.
Così facendo si disinteressa di componenti come ritmo, intreccio, svolgimento... Quelle cose che, in assenza di una mano sapiente, fa sempre piacere trovare.

Stato del 3D in Italia - Il solito post da (e per) nerd del cinema

Dal 3D Day del Future Film Festival esco con alcune certezze: il cinema italiano si farà riconoscere per quello che è anche nella produzione 3D e la digitalizzazione delle sale non si fermerà.

La produzione tridimensionale nel nostro paese prenderà l'avvio con un'opera di Wim -mi sono ormai totalmente bruciato quel poco di cervello che avevo- Wenders, un medio di 35 minuti finanziato dalla regione Calabria a scopo promozionale che avrà come tema l'accoglienza degli immigrati. Parte documentario, parte finzione (partecipazione di Ben Gazzarra e Luca Zingaretti), tratto da una storia vera. Il primo 3D in Italia lo fa la Calabria.
Se questa cosa non ha distrutto le vostre speranze ci penserà il primo lungo la cui direzione è affidata a Marcello Avallone, tratto da Giro di Vite, girato all'estero con attori (non noti) stranieri, in lingua inglese ma con troupe al 100% italiana e venature noir/gialle più un po' di soprannaturale (!!!) per fomentare gli effetti 3D. Voi piangete ma se non altro ve li potrete risparmiare. Voi....

La buona notizia è che la società che si occupa della stereografia (cioè del corretto funzionamento del 3D), Lilliwood, pare molto seria. Ha un suo sistema per girare che riduce al minimo le difficoltà di visione perchè si può aggiustare immagine per immagine mentre si gira (e hanno una figura apposita che fa questo, come se accordasse uno strumento). Il risultato è che garantiscono un effetto stereoscopico che, al contrario di molti film che sono andati al cinema, non rende il 3D buono solo per il punto in cui si concentra la visione ma per tutta l'immagine. Se non altro....

Per quanto riguarda la distribuzione si va verso un periodo molto strano.
Succede che siccome molte strutture hanno un solo schermo 3D (solo i multiplex più grandi a fine Aprile arriveranno a 3-4 schermi convertiti per ogni struttura) la distribuzione dei film tridimensionali segue le vecchie logiche della distribuzione monosala, solo che il mondo non è più lo stesso e un film non sta in cartellone sei mesi. Dunque Alice nel paese delle meraviglie, Dragon Trainer, Avatar e poi anche Toy Story 3 (che apposta esce anche da noi a Luglio) rischiano l'accavallamento.
Ad esempio quasi tutti hanno detto che probabilmente Avatar terrà così bene così a lungo (basandosi sull'andamento all'estero) che all'uscita di Alice a molti non converrà sostituirli, perchè a quel punto il prezzo di noleggio della copia di Avatar sarà calato mentre gli incassi saranno comunque buoni, e così per gli altri. L'accavallamento, com'è ovvio è segno di exploitation.
Sebbene i prezzi dei proiettori digitali siano in calo, sanno tutti che il ricambio è frequente e che le spese ci saranno sempre, tuttavia i grossi player sembrano fiduciosi anche davanti al rischio 3D in pellicola ("Dobbiamo ancora vederlo e valutare la sua qualità, ma non credo che riuscirà ad arrestare il passaggio al digitale che sta accadendo in tutto il pianeta" ha detto il responsabile Warner).
Ad ogni buon conto ad oggi il 3D, sebbene incassi di più per il costo del biglietto alle sale non frutta effettivamente di più. Quei 2 euro che si pagano in aggiunta al normale prezzo infatti sono quasi totalmente erosi dal costo della manutenzione degli occhiali e dall'ammortizzamento della spesa per il proiettore, per questo sono necessari usi alternativi delle sale che massimizzino gli introiti. A tale scopo per i mondiali di calcio è ufficiale che il circuito The Space Cinema (quello che fonde insieme l'ex circuito Medusa e l'ex Warner Village) manderà le partite live al prezzo di un film, possibilmente anche in 3D. Io una me la voglio vedere al cinema, così per capire che effetto fa.

Il resto sono cifre e numeri già sentiti e solo confermati dall'industria.

Friday, January 29, 2010

Edison And Leo (id., 2008)di Neil Burns

FUTURE FILM FESTIVAL 2010
CONCORSO

La produzione animata canadese anche nel peggiore dei casi riesce ad avere un livello qualitativo in termini sia di fattura che di godibilità del racconto forse unico nel panorama mondiale. Sebbene lontana dai capolavori dei cartoni di altre nazioni, la professionalità e la garanzia di qualità minima assicurata dal marchio Canada sono impressionanti.

Non fa eccezione Edison and Leo, commedia dolceamara in stop motion con risvolti romantici che si poggia sull'intreccio più classico possibile (un padre machista, vanesio e ossessionato da se stesso cresce due figli con risultati opposti: uno è vigliacco e medita vendetta, l'altro dolce e sensibile trova l'amore nel peggior nemico del padre) ma riesce a trasformare un racconto canonico in qualcosa di decisamente più godibile della media azzeccando il contesto e il ritmo. L'Edison del titolo è infatti il noto inventore (anche se nel film si chiama George T. e non Thomas A.) e tutte le sue note ossessioni diventano pretesto per gag.

Ma contrariamente a produzioni più elaborate e costose le gag non sono il risultato bensì il mezzo con cui si cerca di raggiungere il risultato (un film emozionante). Non capita quindi che tutto sia finalizzato alla risata ma che le risate capitino come felici incidenti di percorso nelle corsa forsennata del film.
Il montaggio invisibile sebbene molto elaborato infatti è un altro punto di forza (anche questa è caratteristica dell'animazione canadese) che, assieme alla precisione nel modellare i caratteri, conferisce a Edison e Leo un fascino che la sola storia non basterebbe a garantirgli. Dispiace quindi che poi il film sia solo intrattenimento e non abbia la forza o la velleità di fare un piccolo salto in avanti.

Under The Mountain (id., 2009)di Jonathan King

FUTURE FILM FESTIVAL 2010
CONCORSO

Dalle pecore mannare ai vulcani di Aucland, Jonathan King si prende terribilmente sul serio in questo film di fantascienza risaputo fin dalla prima scena che dovrebbe incrociare cinema per ragazzi a cinema d'avventura e teen movie senza riuscire bene da nessuna parte, soprattutto sul fronte dell'inventiva.

Fantasy a tema gemelli, con echi di fantascienza e un po' di soprannaturale a condire le avventure del mondo adolescenziale in cui gli adulti sono solo un ostacolo. E' tale l'inutilità di Under The Mountain che viene da chiedersi cosa si stia facendo in sala e perchè si stia perdendo tempo in quel modo.

Goemon (id., 2009)di Kazuaki Kiriya

FUTURE FILM FESTIVAL 2010
CONCORSO

Visivamente impressionante, a tratti ingenuo nel mischiare senza troppa lucidità sequenze live action con inserti interamente in CG utili a realizzare le scene più spettacolari (ma la transizione e lo stacco sono troppo evidenti) e totalmente fondato su una ricostruzione del giappone feudale che stia a metà tra la finzione di 300 (dove gli sfondi sono sempre e comunque digitali, quindi elaborati), le esagerazioni di Kyashan (film precedente di Kiriya) e tanta fantascienza distopica in cui l'aria di decadenza si respira nei vestiti, nei volti, negli ambienti e nelle relazioni tra persone.

Goemon racconta dell'omonimo popolare ladro che ruba un oggetto ricercato da molti e senza saperlo lo getta via. La corsa per impadronirsene rivela le forze in campo. Goemon non è solo un ladro ma un ex ninja e a cercare la scatola concorrono il suo maestro e il suo compagno di allenamenti dell'epoca. In più la ragione per la quale tanti signori locali ordinano ai loro ninja di impadronirsi della scatola è perchè si tratta della chiave per ottenere la prova del terribile tradimento con cui è stato preso il potere governativo.

Alla fine la storia sfocia in un terribile pacifismo della peggior specie, mentre lo stile grafico continua ad aumentare in magniloquenza, debiti ed inventiva. Dal fumetto, al cartone, al videogioco le idee di messa in scena che fondono ambienti in CG e scene live action riescono davvero a creare quell'ibrido di passato distopico che guarda ad un immaginario da Dune in grado di astrarre un film con precisi riferimenti storici (periodi, regnanti, luoghi) e farlo diventare qualcosa di diverso.

Thursday, January 28, 2010

Panique Au Village (id., 2009)di Stéphane Aubier e Vincent Patar

FUTURE FILM FESTIVAL 2010
CONCORSO

Difficilissimo descrivere Panique au village, lavoro europeo nel midollo, fuori da ogni schema e realizzato interamente in stop motion plastilinosa che cerca di ricalcare l'andamento anarchico, folle e demenziale dei giochi dei bambini.

L'azione si svolge tutta in un villaggio di 4 case abitato da un cavallo, un cowboy, un indiano, un poliziotto, un contadino e un postino più i relativi animali delle fattorie. Ogni personaggio è in realtà un action figure, con tanto di piedi attaccati alla propria base per non cadere, ognuno è costretto in una posa determinata ma non disdegna di muoversi quando l'occasione lo richiede (quasi sempre).
La storia è più difficile da raccontare. Cowboy e Indiano (i personaggi si chiamano ognuno con la propria definizione) per fare un regalo a Cavallo comprano troppi mattoni, li nascondono sopra il tetto della casa che crolla. Quando i tre si mettono a ricostruire l'edificio arrivano degli uomini pesce che gli rubano i muri. Li inseguono per recuperare il maltolto e finiscono prima al centro della terra poi sotto il mare, poi infine di nuovo in superficie fino a che non troveranno un equilibrio per aggiungere la parte sotto il mare al loro villaggio.

L'andamento demenziale come detto è quello dei giochi dei bambini, le voci sono palesemente appiccicate male come se la desse chi sta giocando (infatti i doppiatori sono gli stessi realizzatori e fanno più di un personaggio), l'animazione è invece frenetica, non a scatti ma dotata di un ritmo e un andamento che è costante nella sua incostanza, cioè vive di accelerazioni, urla, corse e via dicendo.
Il risultato è abbastanza stralunato ma salva tutto con la capacità di contaminare questi viaggi senza senso apparente con uno humor spesso davvero divertente e soprattutto con un accuratissimo lavoro di sonoro che colma le molte lacune di un'animazione originale e fantasiosa ma non sempre impeccabile.