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Tuesday, June 9, 2009

Un'Estate Ai Caraibi (2009)di Carlo Vanzina

POSTATO SU
Rispetto all’anno scorso cambia una parola nel titolo e si anticipa l’uscita di un paio di settimane, evidentemente la volontà di voler creare un franchise di successo (impossibile replicare quello natalizio ma si cerca comunque la buona prestazione relativamente alla stagione d’uscita) si misura non nella formula nell’uscita. I 5 milioni di euro totali dell’anno scorso infatti devono essere sembrati inadeguati alla sventagliata di commedianti e grandi fisici esibita.

Divertente però come quasi ogni anno in questi film vengano inseriti riferimenti spiccioli all’attualità politica che poi regolarmente dopo che il film è finito grazie ad avvenimenti reali diventano attualissimi. In questo film Biagio Izzo incontra Berlusconi (interpretato dal sosia doppiato male, che è così trash da essere quasi divertente) e il premier lo aiuta ad ingannare la moglie per potersi fare una vacanza al mare con l’amante.

Infine sarò ormai arrivato, mi sarò rincoglionito o sarò solo beceramente campanilista (addirittura rido agli sketch Brignano-Mattioli, no dico: Mattioli!) ma quando alla fine Proietti da che è un derelitto morto di fame ai Caraibi vince la lotteria e il bambino gli dice "Ci compriamo una casa??" e lui risponde "Si, ma a Roma! A ROMAAA!!!!", io ho goduto. Lo ammetto. Ho proprio goduto.

Update
Il sempre straordinario Mereghetti sul Corriere.it
[...] un'apparizione finale di Berlusconi (è il sosia Maurizio Antonini) talmente «educata» da non essere neppure adatta al Bagaglino.

Tuesday, May 27, 2008

Il Divo (2008)di Paolo Sorrentino

POSTATO SU

Il bello dei film di Sorrentino è che quando esci dalla sala (ma anche quando spegni il televisore) ti senti nel film, ne senti ancora la colonna sonora pop/rock e ti percepisci come inquadrato da una macchina da presa mobile.
E anche quando il tema del film è la politica italiana dell'era DC, quanto di meno spettacolare possa esistere per dichiarazione dello stesso regista, lo stesso si prova un senso innanzitutto di grande cinema e poi di empatia con la trama o i personaggi.

C'è finalmente tanto cinema, invece che tanti dialoghi, in parecchi film italiani e Sorrentino di certo contribuisce anche con Il Divo nel quale dipinge la realtà molto a suo modo, che è molto il nostro modo. Nel senso che sebbene abbia molti referenti e faccia i suoi film con un approccio più internazionale della nostra media, la chiave di lettura è nettamente in linea con la tradizione italiana. Il grottesco, il comico, il procedere per ellissi e la metafora esibita ci sono sempre appartenute.
Il resto sono fatti reali e sorrentinismi. Il suo Andreotti infatti somiglia moltissimo a Geremia De Geremei, il protagonista di L'Amico di Famiglia, un freak a tratti tenero ma in fondo spaventoso, potente nonostante l'apparenza ma continuamente ridicolo nelle movenze e curioso e arguto nel parlare. Ma ancora più in generale è il classico personaggio dei suoi film (L'Uomo In Più a parte) tutto ripiegato nella sua solitudine, che accetta e non combatte, e determinato a mantenere immobile la propria situazione, intento a congelare le cose così come sono, unica maniera per non sconfinare nel peggio.

Ma la forza di Il Divo è sia nell'approccio al concetto di potere visto attraverso Andreotti sia soprattutto nelle scelte fatte per tradurlo in immagini. A partire innanzitutto dalla presenza (ancora una volta) di Luca Bigazzi alla fotografia, vero grande artigiano oscuro (poichè noto solo agli addetti ai lavori) all'ombra di tantissimi (forse tutti) i grandi film italiani degli ultimi 5-10 anni (e vincitore quest'anno dell'unico premio tecnico di Cannes).
Per questo film dove la dominante è l'oscurità (nonostante Sorrentino la volesse evitare per non dipingere un simil-Nosferatu ma al suo incontro col senatore a vita si è proprio trovato in ambienti fatti penombra in pieno mattino) Bigazzi, a fronte della solita perfetta composizione di ogni inquadratura (creativa, funzionale e mai scontata), illumina con precisi tagli di luce ogni volta elementi chiave puntando poi per le scene con illuminazione più normale ma su colori stranianti per ambienti paradossali (tutto il bianco quasi ossessivo della scena con Riina).

Oltre a questo Sorrentino evolve ancora di più il suo stile arrivando dalle parti di Scorsese da cui mutua i movimenti di macchina brevi e secchi a sostituire gli zoom e ad inquadrare con precisione alcuni elementi e da cui soprattutto prende tutto l'approccio alla colonna sonora con musica rock.
Pochi o forse nessuno in Italia sa integrare musica (non originale) e immagini come Sorrentino e forse nessuno l'ha mai saputo fare non essendo qualcosa che ci appartiene o qualcosa che esisteva quando i nostri maggiori autori erano nel pieno della fase creativa. In questo senso Sorrentino porta avanti tutto il nostro cinema adeguandolo da una parte alla modernità ma mantenendolo comunque ancorato alla tradizione, senza dunque perderne lo specifico.