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Thursday, September 9, 2010

Balada Triste De Trompeta (id., 2010)di Alex de la Iglesia

IN CONCORSO
MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA 2010

Il ritorno trionfale di Alex de la Iglesia (anche se senza lo sceneggiatore di fiducia Jorge Guerricaechevarria) è per un film tra i più deboradanti del già debordante regista. Con suggestioni che vengono da mille mondi diversi (i più evidenti sono i Batman di Tim Burton e Bastardi senza gloria) de la Iglesia si misura con quel genere inventato da Guillermo del Toro, il fantasioso/storico, cioè il modo in cui gli spagnoli negli ultimi anni stanno affrontando la loro storia recente e in particolare la dittatura franchista.

Il buono di Balada Triste de Trompeta è come prenda la questione alla larga, ponendo la dittatura sullo sfondo (più precisamente all'inizio), il brutto è come sia denso di leggerezze e trascuratezze.
Eppure tali e tante sono le immagini meravigliose, significative ed evocative (il leone che compare all'inizio rimane dentro a lungo), tale è la capacità di generare idee e motivi visivi in armonia con un ritmo forsennato che non si può rimanere indifferenti. Pur sbandando a destra e a manca Balada Triste De Trompeta alla fine arriva al suo traguardo a massima velocità sfondando tutto.

Si racconta di due uomini e una donna, un bruto, un buono e una bella (ma che dico? bellissima!), tutti e tre lavorano in un circo e sono presi in un turbine violentissimo di passioni incrociate. Seguendo le strutture incalzanti simli a quelle che per lui scriveva Guerricaechevarria (uno che con il tipico svolgimento in tre atti ci si pulisce il culo), Balada Triste de Trompeta procede per accumulo fino alla classica (per de la Iglesia) risoluzione finale ad alto tasso spettacolare ed emotivo, anche stavolta in cima ad un palazzo.

La vera anima del film però non è nella sua trama, quanto nella gradualità impressionante con cui le persone diventano (fuori e dentro di sè) e nella metodica ricerca dell'orrore visivo, che non è mai paura ma pura disperazione.
I mostri finali, si intuisce, sono mostri figli della dittatura, eppure il sangue, la violenza efferata e la follia con cui contaminano il loro mondo vengono dalle passioni più che provare che subiscono, cioè la trama funziona da sola, indipendentemente allo scenario storico eppure esso influisce sul mood di tutto il film.

Thursday, April 10, 2008

Oxford Murders (id., 2008)di Alex de la Iglesia

"Il cinema è morto tanto tempo fa e noi non facciamo che ripetere e ripetere cercando di farlo nella maniera migliore", grosso modo così parlò de la Iglesia sostenendo una tesi di certo non nuova ma raramente espressa dai cineasti stessi. Soprattutto da quelli del periodo postmoderno che ha elevato a forma artistica la rielaborazione programmatica.
E a quanto pare e quanto dichiara de la Iglesia è arrivato per lui il momento del giallo classico. Per il primo film fuori dalla Spagna sceglie una struttura degna di Conan Doyle, quelle nelle quali il colpevole è tra i protagonisti e lo spettatore deve scoprirlo assieme all'investigatore.

Eppure mai risultato nella carriera di de la Iglesia fu così fiacco. Solitamente abile nello scrivere, anche per la preziosa collaborazione di Jorge Guerricaechevarria, incredibilmente è proprio qui che stavolta il film crolla. Ci sono dialoghi imbarazzanti e una costruzione della storia noiosissima, con dei presupposti al limite del ridicolo. Un tonfo totale che potrebbe avere nessuna come mille motivazioni e comunque non sarebbe giustificabile.
Si è sempre vantato di fare un cinema eccessivo de la Iglesia riuscendo con exploit come il primo e fondamentale Azione Mutante! a centrare obiettivi difficilissimi specialmente per il cinema spagnolo dell'epoca. Poi ha rinnovato se stesso con lo humor nero di La Comunidad e Crimen Ferpecto facendo anche putatine horror come La habitacion del nino, episodio della serie di film per la tv Peliculas para no dormir. Tutta roba assolutamente valevole che rende ancora più inspiegabile la banale stupidità di Oxford Murders.

Nonostante un impianto simile ai suoi altri film (ci sono due intelligenze che si scontrano e un protagonista che cerca di attuare un piano immerso in un mondo dominato da un'umanità grottesca e al limite della deformità sia mentale che fisica) a salvarsi è solo qualche carattere di contorno. Poca roba.

Non solo non c'è l'arguzia del cinema del regista spagnolo, ma non c'è nemmeno la raffinatezza formale. Addirittura c'è un terribile lungo (finto) piano sequenza unico, frutto di molti attacchi rabberciati malissimo in post produzione che il regista ha dichiarato aver realizzato girando anche alcune parti di giorno e altre di notte. Ma perchè??
Mi è sempre sembrato un cinema curatissimo quello di Alex de la Iglesia, perchè fare un film così a tirar via? Sembra che non abbia nemmeno riletto la sceneggiatura...

Monday, April 7, 2008

Amen

El cine
Mi ritrovo Alex de la Iglesia davanti che mi dice queste cose. E che gli vuoi rispondere?