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Friday, April 23, 2010

La città verrà distrutta all'alba (The Crazies, 2010)di Breck Eisner

POSTATO SU
Ho sempre trovato che Romero sia un soggettista da cinema straordinario. Le idee che reggono i suoi film sono da sole molto più comunicative, originali e foriere di immagini memorabili e innovative più di quanto poi non siano effettivamente i suoi film, vessati da una recitazione sempre sotto la media e da una narrazione poco scorrevole. Per questo ero contento del remake di La città verrà distrutta all'alba, il cui originale soffriva di questi elementi a fronte di un'idea, come al solito, fantastica. Peccato che proprio l'idea di base non sia stata seguita fino alla fine.

Si racconta di una cittadina di provincia americana nella quale ad un certo punto cittadini normali diventano violentissimi in maniera insensata. Quasi contemporaneamente allo scoppio dell'epidemia di violenza si presentano i militari bardati in tute anti-infezione (che li fanno sembrare altro, come fossero alieni), che con violenza ugualmente efferata (ma ordinata e metodica) mettono cercano di mettere in quarantena la città per evitare che il contagio (che passa per l'acqua) si sparga in tutto il paese. La quarantena avviene facendo sommarie ed immediate divisioni tra chi è pazzo e chi no e liquidando al volo i pazzi o quelli che lo sembrano, senza nemmeno fare domande. E proprio qui stava il buono dell'idea, cioè l'impossibilità di determinare chi sia pazzo e chi no, o chi lo sia sempre stato, chi sia solo strano di suo, chi sotto shock e via dicendo, associato ad una violenza insensata, immediata e senza regole (quella dei militari, che sparano a bambini, donne e vecchi senza preavviso).

Eisner, tradendo in questo il testo originale, introduce una deformazione fisica nei contagiati così che essi diventano immediatamente riconoscibili e si perde l'idea che siano mischiati a noi ed indistiguibili fino a che non uccidono.
Perduto questo dunque rimane solo un'idea fobica dei militari, i quali in questo caso sono pedine spersonalizzate, inconsapevoli e quindi incolpevoli (una novità rispetto all'originale). Ai soldati vengono dette bugie dai loro superiori per mettergli paura dei contagiati ed indurli a fare cose orrende in nome della sanità nazionale.
Eisner poi è pure bravo e in un paio di punti inventa delle sequenze di suspence audaci (l'autolavaggio) ma in altri si appoggia ai soliti "botti" di colonna sonora che danno unicamente fastidio. Alla fine quindi il risultato è poco e niente.

I contagiati corrono e sparano e sembrano gli zombi moderni (che corrono e mordono) i quali sembrano i vampiri moderni (che corrono e saltano). Giusto per rimarcare.

Thursday, March 26, 2009

Wampyr (Martin, 1977)di George A. Romero

Wampyr (assurdo titolo italiano (si lo so che non c'è bisogno di dirlo ogni volta ma lo faccio lo stesso perchè ogni volta mi stupisco)) sarebbe per il mondo vampiresco quello che La Notte Dei Morti Viventi è per gli zombie, un trattamento onestamente di serie B che ne nobiliti la causa e contemporaneamente ne rinverdisca il genere grazie ad un impianto metaforico, simbolico e tecnico più serio e complesso della media.

Il risultato sono alcune sequenze di grandissimo effetto (quella iniziale nel vagone letto) e un'idea di fondo a guidare il progetto che è di prim'ordine. Il giovane Martin è un vampiro di 84 anni anche se ne dimostra meno di venti, uccide in maniere poco usuali per un vampiro e più simili ad un serial killer, ad ogni modo succhia il sangue.
E' un vampiro moderno, tutte le leggende sull'uso dell'aglio e cose simili non funzionano con lui ed è molto più normale di quanto non si possa credere. Lo zio è a conoscenza della questione e da fervente cattolico si offre di ospitarlo per controllarlo.

La metafora sessuale è più esplicita che altrove, specialmente considerando la giovane età dimostrata dal vampiro e il noto effetto che questi hanno sulle proprie vittime. Eppure come spesso capita a Romero le volontà programmatiche superano la realizzazione. Si intuisce molto dove voglia andare a parare e a tratti sembra che le immagini del film non riescano a stare al passo del progetto.
Si, Martin è un vampiro moderno che smitizza tutto il romanticismo legato alla figura. Si, è tormentato come una persona normale. E si, il legame e la dipendenza sessuale è molto forte e via dicendo, eppure di tutto ciò passano solo i concetti e non le emozioni ad esse legate.

E anche il finale (più o meno) a sorpresa colpisce più alla testa che alla pancia. Anzi per niente alla pancia e solo alla testa. George, anche stavolta mi hai convinto a parole ma non con i fatti.