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Friday, April 1, 2011

Kick-Ass (id., 2010)di Matthew Vaughn

POSTATO SU
Atteso da molti, scaricato da altri, nei più di 12 mesi che hanno separato l'uscita americana di Kick-Ass e quella italiana (che ad un certo punto sembrava non sarebbe più arrivata), ora il film esce nelle nostre sale, senza il doppiaggio scandoloso che spesso è ritenuto necessario in casi simili. Arriva normalmente in sala, con un trailer normale e un numero di sale normale (più un divieto ai minori di 14 anni che era ampiamente previsto). Insomma un'uscita normale, che è un fatto straordinario.

Kick-Ass è un'instant-adaptation (termine da me coniato or ora), un film che si basa su un fumetto uscito solo due anni prima, dallo stesso autore da cui è stato tratto Wanted. Ancora una volta quindi ci si trova di fronte ad un film che adatta un fumetto che riflette sui fumetti, il loro tipo di storie e il concetto di eroismo che quel medium solitamente veicola.
In un momento storico in cui i supereroi vengono sfruttati fino all'ultima goccia d'oro dal cinema, l'evoluzione delle loro figure archetipe sembra andare quasi di pari passo con quella che è stata l'evoluzione su carta (Watchmen e Il cavaliere oscuro hanno portato al cinema mutamenti che il fumetto aveva recepito tra gli anni '80 e '90, ora Kick-Ass aggiorna la questione).

Il buono è che il film è un vero film, cioè non sente la sudditanza delle pagine disegnate, è organizzato come una teen comedy (benchè particolare) e sa essere in tutto e per tutto autonomo. Per autonomo si intende che non vuole ricalcare le tavole come fa (e magistralmente!) Scott Pilgrim, ha un umorismo fortissimo e molto calcato sulle caratteristiche esclusive del cinema (montaggio interno ed esterno, scenografia, recitazione....) e che, oltre ad inserirsi nel filone degli eroi mascherati, è anche in linea con i generi prettamente filmici.
Kick-Ass è infatti una parodia-seria, nella scia di film come L'alba dei morti dementi, cioè un film che prende in giro un genere senza però essere totalmente demenziale e senza senso come gli spoof di Mel Brooks. Il film di Matthew Vaughn è un film che aderisce al genere a tutti gli effetti, ma facendolo ha sufficiente autoironia da ridere di sè e degli stereotipi che mette in scena.

Ma la parte migliore è il modo in cui sa anche prendersi sul serio. Le idee di cui si fa portatore e il modo in cui le porta, sono degne di miglior causa e spesso funzionano meglio che in altri casi. "Come molti altri adolescenti io semplicemente esistevo" dice la voce fuoricampo del protagonista in un momento di rara sincerità cinematografica, "Ora so perchè non capivo come mai nessuno abbia mai provato a fare l'eroe mascherato, non avevo nulla a cui tenessi davvero" è un'altra che accompagna tutto il concetto portante degli eroi mascherati come disperati senza nulla a cui tenere (o che hanno perso ciò a cui tenevano), veicolato con l'abilità dei casi migliori. Il miscuglio tra violenza efferata e comicità (riassunto perfettamente nella scena esilarante del padre che spara alla figlia di 11 anni per testare il giubbotto antiproiettile) è efficace ed inedito nel cinema occidentale.
Insomma Kick-Ass è un film avanti per i suoi tempi che (si spera) annuncia un cambio di tendenza e (magari) la fine di questo quasi-decennio di comicsploitation.

Monday, March 22, 2010

Dragon Trainer (How To Train Your Dragon, 2010)di Chris Sander e Dean DeBlois

POSTATO SU
Colpo azzeccato.
La terribile convivenza con la Pixar spesso ha affossato il gradimento e la ricezione dei film Dreamworks (ma di certo non gli incassi), mai in grado di reggere il passo dei rivali e alle volte oggettivamente non riusciti (si pensi a Mostri contro Alieni), qualche volta però anche lo studio di Katzenberg riesce a mettere a segno il colpo realizzando un film che trova tutto ciò che cerca. E questa è una di quelle volte.

Sul solito canovaccio di un ragazzo che si sente diverso dall'ambiente in cui vive e vive un rapporto diffcile con il padre che lo vorrebbe come lui, i registi Sanders e DeBlois orchestrano un racconto pieno di gag divertenti e in grado di prendersi sufficientemente in giro. Il risultato è un'opera dotata di quella scanzonata leggerezza che spesso riesce ad andare più a fondo nel racconto dei sentimenti di quanto riesca a fare l'austera pretenziosità.

L'idea più che alla trama (che come detto è sempre quella) gira intorno all'ambientazione: un villaggio di vichinghi con tutte le trovate e le ironie del caso e il rapporto con un drago che subito diventa metafora del rapporto con un animale domestico ("Sdentato", questo il nome del drago, ha movenze e atteggiamenti alternativamente sia da cane che da gatto).
La cosa non stupisce se si pensa che Sanders e DeBlois sono le menti dietro a Lilo e Stitch ("Aaaaaaaahhh! Ora capisco..." starete pensando).

Era dai tempi di Kung Fu Panda (modello al momento insuperato) che non si usciva così soddisfatti da un film Dreamworks, con l'impressione che non potendo competere con la Pixar (del resto chi potrebbe?) la strada migliore da battere è proprio questa.