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Thursday, May 1, 2008

Vicino al mare più azzurro (U samogo sinyego morya, 1936)di Boris Barnet

Di tutta la (poca) roba di Barnet che sto vedendo (che è poi quel manda Ghezzi) decisamente questo è la cosa che più mi convince. Forte, potente e sognatore, pieno di cinema e indissolubilmente fondato sull'immagine anche a fronte di una narrazione forte.

Vicino Al Mare Più Azzurro inizia con un naufragio (sequenze fenomenale) e finisce con la partenza dall'isola in cui i due naufraghi sono approdati ed è il racconto di una vita fuori dal mondo a contatto con la natura (e la sua natura empatica). La vita semplice, la popolazione isolana, i lavori, gli amori e il mare.

L'intento è facile da comprendere mentre la riuscita è complessa. Colmo di idee e soluzioni originali, assolutamente contaminato da altre cinematografie ma aderente ai dettami della "cultura del montaggio" sovietica, Vicino Al Mare Più Azzurro, come poi sarà per i migliori exploit della Nouvelle Vague, innanzitutto non ha paura di "modificare" l'immagine e di mentire. Nonostante il tema e le riprese in esterni non c'è volontà di realismo, ogni immagine è modificata o alterata con trucchi da cinema per andare oltre la semplice rappresentazione di una realtà e tentare di mettere in relazione questa realtà con qualcos'altro (che possono essere i personaggi come temi astratti quali l'amore, l'amicizia...). Mentire per dire la verità.

L'amore dei due naufraghi per la medesima ragazza, il modo in cui se la litigano, la loro amicizia e il rapporto che stabiliscono con gli altri abitanti, tutto è filtrato dal sole, dal vento e dal mare. Un naturalismo spinto che sorprende in un film sovietico (che chiaramente non rinuncia a qualche ideale) e che stupisce per delicatezza (la sequenza della collana rotta).
Un vero gioiello di equilibrio tra leggerezza della messa in scena e profondità di significati.

Saturday, April 26, 2008

Un'Estate Prodigiosa (Shchedroye leto, 1950)di Boris Barnet

Arriva su Rai3 un'infornata niente male di opere di Boris Barnet, maestro della commedia di cassetta sovietica, ma anche fine artista.
Un'Estate Prodigiosa raccontando delle storie d'amore che si instaurano in un collettivo operaio e delle dinamiche di fedeltà al regime, lavoro stakanovista (mai termine fu più adatto) e amicizia virile che intervengono dipinge un quadro non tanto della Russia dell'epoca (ben più disastrata di quella del film) ma dei valori che la permeavano.

Con ovvi obblighi dittatoriali il film esalta il valore del lavoro e della fedeltà al comunismo ma l'individualismo è dietro l'angolo. Le figure sono invidiose le une delle altre, cercano un successo personale convinti che ad esso corrisponderà anche un successo amoroso. Donne e uomini si danno battaglia per l'amore dei propri amati attraverso il lavoro e, benchè lo facciano passando per i loro collettivi e i gruppi cui aderiscono, comunque la vivono come lotte private.

Barnet guarda a tutto questo con un occhio incredibilmente americaneggiante, molte parti di pura commedia e di musica seguono i dettami del musical hollywoodiano e se il montaggio, com'è ovvio che sia, è di pura scuola russa (con sperimentazioni nelle transizioni a metà tra l'audacia e il demodè), l'impianto visivo è decisamente occidentale.
La forza di Barnet sembra infatti non tanto risiedere nella scrittura (cosa che comunque gli fece guadagnare incassi e favori del pubblico) ma nella capacità di immaginare e "vedere" senza confini, sapendosi ispirare al cinema europeo come a quello americano.