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Sunday, April 26, 2009

Brama di Vivere (Lust For Life, 1956)di Vincent Minnelli

La mia proverbiale ritrosia rispetto ai biopic subisce una piccola battuta d'arresto davanti a questo film su Vincent Van Gogh. Una delle argomentazioni che solitamente adduco infatti è: "...e poi non sempre una persona straordinaria nel suo lavoro ha avuto una vita talmente straordinaria da valere un racconto". In questo caso chiaramente è stato così. Non solo, Van Gogh è stato anche un personaggio veramente cinematografico.

In più Minnelli realizza il film con un gusto pittorico pazzesco, come se quello fosse l'unica finalità della pellicola (che magari era pure vero). Non è che mette dipinti come sfondi, ma semplicemente prolunga le scene con dei fondali o alle volte delle vere ambientazioni in esterni straordinariamente somiglianti ai dipinti del pittore. Per il resto le molte variazioni cromatiche che introduce, i giochi di luce e sostanzialmente tutta la stilizzazione dei paesaggi è autonoma e non vangoghiana. Cioè non imita quei dipinti, ne riprende i soggetti e li mette in una forma "poetica" per il cinema.

Insomma è Minnelli al 100% che si occupa di Van Gogh, cospargendo il film con le consuete delicatezze e le piccole idee cui ci ha sempre abituati.
Inoltre Brama di Vivere parla anche molto dei dipinti, del modo di dipingere, dell'ossessione creativa, di luci, colori, colleghi ecc. ecc. insomma si guarda alle peculiarità del lavoro, almeno quanto si guarda a quelle dell'uomo.
Alla fine il risultato non è un capolavoro, il film spesso cala di ritmo e sembra perdere di interesse rincorrendo un'idea molto vecchio stampo dell'artista pazzo, ma la visione rimane comunque un piacere. E poi non mi ero mai accorto di quanto Kirk Douglas gli somigliasse.

Saturday, August 2, 2008

Lawrence D'Arabia (Lawrence Of Arabia, 1962)di David Lean

Ci sono poche cose migliori di un colossal fatto come si deve. E quasi nessuna migliore di un colossal d'ambientazione esotica della durata di 3 ore e mezza nel quale non c'è nessuna battuta pronunciata da una donna. Che ce ne vuole per fare 3 ore e mezza di film senza nemmeno una donna...

Ovviamente Lawrence D'Arabia è ben più di un film maschilista, è semmai il racconto epico del momento fondamentale nella vita di T. E. Lawrence (quando è stato alla testa della grande insurrezione araba) fatto trascurando uno degli aspetti più importanti della figura realmente esistita: la sua sessualità.
Il film però non ne risente perchè il fuoco è altrove, cioè sulla visione complessa dei dilemmi interiori del protagonista, tutti rappresentati dalle sue molte contraddizioni esterne.

Narciso e autolesionista, folle e coraggioso, audace e vigliacco, pacifista e guerrafondaio, attratto e repulso dal sangue ecc. ecc. Ma ancora di più la chiave più affascinante attraverso la quale leggere Lawrence D'Arabia è la ricerca tutta interna a David Lean del rapporto tra realtà e predestinazione.
Attraverso le gesta di un uomo straordinario, passato alla storia come un grande stratega e una delle migliori menti militari mai esistite, Lean si chiede se lui, che tanto lo desiderava, sia poi riuscito a controllare il suo destino o se nemmeno per lui sia stato possibile. E se lo chiede come tipico del cinema britannico con un uso fenomenale delle immagini impresse su pellicola da 70mm(da questo punto di vista mi chiedo se gli inglesi siano gli asiatici d'Europa...). Se Il Tè Nel Deserto forse mette in scena il miglior deserto mai visto è però Lawrence D'Arabia il film che più sa rendere il "senso ultimo" del deserto come luogo limite dove la vastità degli spazi e la scomparsa degli orizzonti si risolvono in una diversa concezione dell'uomo.

Non a caso in una delle sequenze che meglio assemblano gusto dell'immagine, invenzione visiva, senso del cinema, strutturazione del racconto e grande epica (quella del ritorno di Lawrence dal deserto dove era andato a riprendere il soldato rimasto indietro) è lo stesso protagonista ad affermare con un filo di voce che "Nulla sta scritto".
Eppure quando dopo poche settimane lui stesso sarà costretto ad uccidere a freddo quell'uomo che aveva tanto penato per salvare il commento arabo all'accadimento a mezza bocca sarà: "Si vede che era scritto".