C'è modo e modo di cavalcare il fascino del nostalgico al cinema.
Ottenere la facile adesione di una generazione, di un gruppo sociale e di una categoria umana (al pari di altre che possono identificarsi) è un obiettivo succulento che la nostalgia può aiutare a raggiungere con poco e in fretta. Per questo è un espediente amato dal pubblico e pregiudizialmente odiato dagli snob, che al facile prediligono sempre il difficile. Ma c'è un limite a tutto.
Immaturi è un film che aggredisce la nostalgia con la medesima violenza con cui i film di Natale aggrediscono l'umorismo gretto. Tutto è in funzione di essa e ogni momento ne prepara uno di poco seguente in cui una musica struggente e alcune immagini al rallentatore, aiutate da una voce fuoricampo che vuol essere suadente, ricordano i bei tempi andati. Altro davvero non c'è. Espone una filosofia da spot pubblicitario a basso costo allungata a film senza curarsi dello svolgimento drammaturgico di una trama.
E dire che la storia è anche interessante e carina. Un gruppo di quasi 40enni a loro modo (non) inseriti nel mondo lavorativo-sentimentale ricevono un avviso dal Ministero della Pubblica Istruzione che li obbliga a rifare l'esame di maturità. E' stato scoperto un illecito che invalida la prova sostenuta all'epoca e tutta quella generazione dovrà tornare sui libri se rivuole il diploma. L'esigenza di rimettere mano a quegli studi porterà con sè anche il ritorno ad uno stile di vita, sentimenti, idee e pulsioni adolescenziali in realtà mai sopite.
Questa trama a metà tra il fantastico e il nostalgico poteva anche regalare delle perle ma Paolo Genovese (che oltre a dirigere è anche soggettista e sceneggiatore unico), confeziona un racconto che va in cerca d'altro, fatto di immediate banalità e facili ruffianerie, oltre ogni umana sopportazione. E il peggio è che in quanto ruffianeria il pubblico gradirà.
Scene slegate, clamorosi buchi di trama, personaggi implausibili dalle reazioni assurde e una recitazione pessima (anche da parte di attrici altrove bravissime come Barbora Bobulova), sono infine il condimento di un film che già a Gennaio possiamo definire come uno dei peggiori del 2011.

Ottenere la facile adesione di una generazione, di un gruppo sociale e di una categoria umana (al pari di altre che possono identificarsi) è un obiettivo succulento che la nostalgia può aiutare a raggiungere con poco e in fretta. Per questo è un espediente amato dal pubblico e pregiudizialmente odiato dagli snob, che al facile prediligono sempre il difficile. Ma c'è un limite a tutto.
Immaturi è un film che aggredisce la nostalgia con la medesima violenza con cui i film di Natale aggrediscono l'umorismo gretto. Tutto è in funzione di essa e ogni momento ne prepara uno di poco seguente in cui una musica struggente e alcune immagini al rallentatore, aiutate da una voce fuoricampo che vuol essere suadente, ricordano i bei tempi andati. Altro davvero non c'è. Espone una filosofia da spot pubblicitario a basso costo allungata a film senza curarsi dello svolgimento drammaturgico di una trama.
E dire che la storia è anche interessante e carina. Un gruppo di quasi 40enni a loro modo (non) inseriti nel mondo lavorativo-sentimentale ricevono un avviso dal Ministero della Pubblica Istruzione che li obbliga a rifare l'esame di maturità. E' stato scoperto un illecito che invalida la prova sostenuta all'epoca e tutta quella generazione dovrà tornare sui libri se rivuole il diploma. L'esigenza di rimettere mano a quegli studi porterà con sè anche il ritorno ad uno stile di vita, sentimenti, idee e pulsioni adolescenziali in realtà mai sopite.
Questa trama a metà tra il fantastico e il nostalgico poteva anche regalare delle perle ma Paolo Genovese (che oltre a dirigere è anche soggettista e sceneggiatore unico), confeziona un racconto che va in cerca d'altro, fatto di immediate banalità e facili ruffianerie, oltre ogni umana sopportazione. E il peggio è che in quanto ruffianeria il pubblico gradirà.
Scene slegate, clamorosi buchi di trama, personaggi implausibili dalle reazioni assurde e una recitazione pessima (anche da parte di attrici altrove bravissime come Barbora Bobulova), sono infine il condimento di un film che già a Gennaio possiamo definire come uno dei peggiori del 2011.
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