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Wednesday, March 11, 2009

Two Lovers (id., 2008)di James Gray

Se mi chiedessero qual è il cinema che preferisco tra i molti sicuramente ci farei rientrare quello di film come Two Lovers (non siamo gli unici a concepire pessimi titoli). Piccolo, secco, rapido, melodrammatico senza enfasi, realisticamente poetico, molto basato sul racconto e tutti i suoi espedienti (quindi molto di finzione) e drammatico fino al midollo.

James Gray. Un altro di cui recuperare tutto e subito. Anche se le sue opere precedenti non sono del medesimo genere.
Intanto Two Lovers prende lo scheletro di Le Notti Bianche di Dostoevskij (un uomo si innamora platonicamente e perdutamente di una donna che conosce pochissimo e che gli confida il suo dramma con un altro uomo) per costruirci attorno un'altra storia, quella di un personaggio scampato due volte al suicidio (il classico moderno inetto insoddisfatto di città) che non riesce a trovare la felicità nemmeno quando gli si presenta sfacciatamente sotto il naso e invece insegue un'ideale impossibile da raggiungere. Straordinario l'uso che viene fatto del tetto del palazzo come sineddoche della città notturna del romanzo (foto a destra).

Ma ancora di più Gray riempie il film di svolte narrative, agnizioni, svelamenti e subitanei cambi di opinione o scelte inaspettate, condendo tutto con uno stile invisibile al massimo che azzera le mediazioni tra personaggi e spettatori e una colonna sonora esemplare per moderazione e funzionalità.
E' un film dove si è costretti a schierarsi da una parte e una volta fatto si comincia a tifare per sostenere la propria idea di felicità e quindi a confrontarsi con se stessi su quanto essa sia sostenibile e raggiungibile.
Io stesso che odio le persone che parlano tra sè e sè in sala mi sono lasciato scappare ad alta voce un "Oh-mio-Dio" nel silenzio generale al momento di una particolare rivelazione. Stavo anche seduto in mezzo a sconosciuti.

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