Straordinario il modo in cui Sokurov si prefigge esplicitamente di raccontare i sentimenti puri e come poi effettivamente ci riesca nel dittico Madre e Figlio e Padre e Figlio.
Seguendo percorsi anticonvenzionali va all'essenza dei rapporti tra parenti, al diverso modo di relazionarsi, espandendo quell'idea particolare di rapporti di forza e sentimentali fino all'estremo. La madre in punto di morte e il figlio che la porta in giro da una parte e il padre giovane, forte e bisognoso d'affetto con cui giocare a pallone sui tetti e con il quale discutere di "azioni" di cosa "sia giusto fare" dall'altra.
Su tutto però trionfa un modo in primis istintivo di concepire questi rapporti che poi è il medesimo che si trova in Aleksandra, che si poteva anche chiamare Nonna e Nipote per come riporta il medesimo schema e il medesimo tipo di affettività carnale tra parenti nella cornice di un rapporto nonna/nipote. Un modo di sentire tutto fatto di contatti tra corpi.
Movimenti di macchina estremamente ampi e ariosi inusuali per Sokurov, specialmente nelle parti sui tetti (idea splendida quella!) dove regna un dolly utilizzato con garbo tutto particolare.
E' veramente sorprendente come Sokurov riesca a produrre senso attraverso i colori virati, le immagini, una colonna sonora a tappeto che non molla mai e continue suggestioni nemmeno fosse Lynch.
Si tratta di film assolutamente incomprensibili se visti doppiati poichè tutti gli attori recitano in un curioso sussurro continuo (doppiato anche in lingua originale e non in presa diretta), che rende le atmosfere già di loro alterate e stilizzate da mille artifici ancora più sognanti, irreali e sospese.
Non voglio fare quello che trova i riferimenti di tutto e riconduce tutto ad una matrice, tuttavia è difficile pensare che sia casuale la somiglianza tra il set sui tetti (foto a sinistra) e la prima fotografia mai scattata.
Non voglio fare quello che trova i riferimenti di tutto e riconduce tutto ad una matrice, tuttavia è difficile pensare che sia casuale la somiglianza tra il set sui tetti (foto a sinistra) e la prima fotografia mai scattata.
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