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Monday, May 12, 2008

Revolver (id., 2005)di Guy Ritchie

Revolver non è mai uscito nei cinema italiani, è finito direttamente nel mercato dei DVD, nonostante la presenza di Ray Liotta e Jason Statham e nonostante la firma del regista di Lock & Stock e The Snatch. Questo già doveva mettermi sul chi va là.
Il film vanta anche la presenza per l'adattamento (ma da che non so) di Luc Besson oltre al solito Ritchie a sceneggiare da solo.
Tuttavia nonostante il film sia più o meno corale come i precedenti e abbia una certa dose di incastro come gli altri (ma molto meno), l'accento è qui posto tutto quanto sul dilemma interiore del protagonista. Con velleità decisamente maggiori di tutti i suoi precedenti Revolver vuole ragionare non tanto sulla casualità della realtà come al solito ma sullo sdoppiamento e sulle diverse spinte e multiidentità di ognuno.

Il mezzo con il quale la storia è raccontata è sempre il sistema di bassa criminalità, le gang, i sistemi clientelari e soprattutto le grandi truffe, ma qui tutto è referente diretto di qualcosa di più grande. Le truffe sono come gli scacchi, gli scacchi sono come la vita, la vita è guerra, la guerra è come una truffa ecc. ecc.
Totalmente privo (ma volutamente) del ritmo forsennato e divertito che caratterizza i film di Ritchie, ma anche pieno dei soliti movimenti di macchina e obiettivi deformati del regista inglese Revolver tenta una scelta molto più estetica del solito, punta meno sui fatti e più sulla forma, scegliendo ambienti ancora più inusuali della media ritchiesca e ancora più viraggi colorati ecc. ecc.
Ma come detto è tutto superfluo di fronte ad una tale pretenziosità a cui non corrisponde un risultato soddisfacente.

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